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LaLeggeConsolo
Per le Donne, per la Giustizia
15 ottobre 2012
MERCOLEDì 17 OTTOBRE A VENEZIA

"STRADA FACENDO"

In una tavola rotonda i risultati del progetto di prevenzione promosso dalla Cpo del Veneto con Adusu e Aidos

Venezia – Il Veneto in prima fila per la prevenzione delle mutilazioni genitali femminili: il progetto “Strada Facendo”, promosso dalla Commissione regionale Pari opportunità e condotto da ADUSU–Associazione Diritti umani Sviluppo umano assieme ad AIDOS-Associazione italiana Donne per lo sviluppo, ha voluto indagare le numerose implicazioni del fenomeno, delicato e attualissimo, allo scopo di fornire poi proposte concrete per attivare azioni di sensibilizzazione e prevenzione efficaci.

Proprio lo scorso giugno, una Risoluzione del Parlamento europeo (2012/2684) ha chiesto agli Stati di rafforzare gli impegni e attuare gli obblighi legislativi per metter fine alla pratica attraverso misure di prevenzione e di protezione delle donne e delle bambine. Principi già fatti propri dall’Italia con la legge 7/2006 che, oltre a un finanziamento per la prevenzione del fenomeno, ha introdotto nel codice penale la mutilazione e la lesione dei genitali femminili come figure di reato, punibili con la reclusione.

La pratica delle mgf fa parte di quel nucleo di tradizioni che accompagna la diaspora africana nei processi di migrazione: essa risponde al bisogno di controllare - già durante l’infanzia e prima della pubertà - la sessualità femminile, percepita dalle comunità africane come potente e incontrollabile, e di garantire la fedeltà della donna in matrimoni poligamici. Perciò coinvolge direttamente anche la nostra società sempre più interculturale, rimandando alla sfera dei diritti umani e della loro tutela - salute, integrazione culturale, pari opportunità tra uomo e donna… -: soltanto partendo da tale approccio sarà possibile mettere in campo una strategia efficace.

Per questo anche gli organismi di pari opportunità sono attori importanti nell'azione preventiva di informazione ed educazione per favorire l’abbandono di tale pratica nelle famiglie e nelle comunità straniere, sia in Italia che nei Paesi di origine (in particolare Egitto, Mali, Etiopia, Ciad, Sud Senegal, Gambia…), dove ancora resta diffusa.

Il progetto veneto ha previsto sette incontri con le Commissioni pari opportunità e le consigliere di parità dei Comuni e delle Province di Padova, Rovigo, Treviso e Vicenza, incontri aperti anche alle associazioni femminili e di donne migranti, operatori sociosanitari e dei centri antiviolenza, mediatori culturali e forze dell’ordine. Un momento significativo di bilancio sarà la tavola rotonda “Costruire insieme il cambiamento. L’impegno delle Commissioni Pari Opportunità per la prevenzione delle mutilazioni dei genitali femminili”, in calendario mercoledì 17 ottobre dalle 14.30 alle 17, presso la sala Conferenze di Palazzo Grandi Stazioni della Regione Veneto (fondamenta santa Lucia, Cannaregio 23). A portare i saluti e ad aprire il convegno la presidente della Cpo regionale Simonetta Tregnago, al cui intervento seguirà la presentazione del progetto e dei suoi risultati da parte di Matteo Mascia di Adusu e Cristiana Scoppa di AIDOS. Interverranno poi Maurizio Rasera di Veneto Lavoro/Osservatorio Immigrazione, Anna Fiore della Direzione regionale Servizi sociali, Claudia Bontorin, Azienda sanitaria U.L.S.S. 3 Bassano del Grappa, Bridget Yorgure in rappresentanza delle associazioni di donne migranti; condurrà i lavori Cristina Greggio, vicepresidente della Cpo regionale. A concludere, la presidente Tregnago.

Dagli incontri sul territorio, che hanno raccolto l’esperienza e la conoscenza dei diversi attori coinvolti, sono emerse proposte interessanti per prevenire le mgf: far crescere consapevolezza dei diritti delle donne e informare sui servizi attraverso incontri promossi dalle cpo per donne e associazioni africane in Veneto; creare una banca dati online per mappare i servizi e le strutture del territorio e facilitare la messa in rete delle diverse realtà operanti in tal senso; inserire la prevenzione delle mgf nei diversi servizi pubblici (sociali, sanitari, di sicurezza…) e valorizzare quelli già esistenti come i consultori e le strutture sanitarie, dotati di conoscenze e competenze specifiche sul tema; inserire le mgf come argomento da affrontare nei corsi di italiano L2 per stranieri, per abbattere tabù e acquisire maggiori informazioni. E ancora, sostenere iniziative culturali che valorizzino le culture africane tradizionali per vincere gli stereotipi e facilitare l’incontro e l’integrazione tra le persone; promuovere incontri tra uomini e donne di origine africana per mitigare le paure maschili sull’autonomia e il potere decisionale femminile; promuovere la collaborazione con le anagrafi comunali, le questure e le associazioni per assistere e dare informazioni alle donne migranti e/o i richiedenti asilo provenienti dai Paesi che praticano le mgf.

Ufficio stampa Commissione regionale Pari opportunità

 




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20 ottobre 2009
A GENOVA
 
MUTILAZIONI GENITALI FEMMINILI AL CENTRO DI UN CONVEGNO Stampa E-mail


GENOVA.Le necessità di accoglienza e assistenza delle donne sottoposte a pratiche escissorie sono l’oggetto del corso di formazione “Le mutilazioni genitali femminili: conoscere per accogliere e prevenire”, in programma il prossimo 23 ottobre 2009 presso l’Istituto Tecnico Nautico San Giorgio, promosso da Regione Liguria e organizzato dall’Unità Operativa Consultoriale di ASL3 Genovese.
L’evento formativo, che si inserisce in un più ampio progetto di cui ASL3 è capofila a livello regionale, nasce dall’esigenza di diffondere le linee guida definite dalle legge n. 7 del 9/1/2006 (la Legge Consolo, N.d.R.) in tema di mutilazioni genitali femminili.
Tali linee guida, oltre ad introdurre la tematica, illustrando motivazioni e caratteristiche del fenomeno in Italia, contengono indicazioni affinché gli operatori sanitari e socio-culturali possano affrontare correttamente queste problematiche nell’esercizio della loro professione: si tratta di un forte invito al Sistema sanitario ad adeguare le proprie conoscenze e le modalità di cura, per rispondere in modo adeguato ed efficace alla domanda di salute proveniente da una specifica fascia di popolazione immigrata.
Nel corso dell’evento, cui interverranno i principali esperti del settore oltre al Direttore Generale di ASL3 Renata Canini e gli assessori regionali Claudio Montaldo, Maria Bianca Berruti e Giovanni Enrico Vesco, saranno presi in esame numerosi temi: dagli aspetti epidemiologici dell’immigrazione all’assistenza ostetrico-ginecologica alle donne straniere, dalle strategie comunicative e per la prevenzione agli aspetti sociologici e antropologici connessi alle mutilazioni genitali.
“Questo Convegno”, spiega la dottoressa Angela Grondona, Direttore dell’Unità Operativa Assistenza Consultoriale di ASL3, “vuole contribuire a colmare i vuoti di conoscenza rispetto alle pratiche tradizionali di mutilazioni genitali femminili, di cui molte donne immigrate che vivono in Italia portano nel corpo e nella mente segni incancellabili e conseguenze dolorose”. Obiettivi prioritari sono quelli di promuovere una riflessione in Liguria sull’assistenza sanitaria alle popolazioni straniere. con particolare attenzione alla salute materno-infantile, e puntare alla realizzazione di un gruppo regionale che si occupi specificamente di questa tematica.
Nell’Unità Operativa Assistenza Consultoriale di ASL 3 da molti anni la dott.ssa Simonetta Scarsi, pediatra, si occupa di cura ed assistenza delle donne e dei bambini stranieri ed ha elaborato un progetto che, con l’approvazione dell’Agenzia Regionale, porterà alla prossima apertura di un ambulatorio pediatrico dedicato, all’interno dell’attività consultoriale.




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7 ottobre 2009
VENERDI' A TREVISO

L'INFIBULAZIONE PROVOCA SOLO DANNI

Un incontro e un'intervista con il ginecologo Aolisi

Santandrà di Povegliano - Sono troppe le coppie che rifiutano di avere figli e la classe politicoamministrativa non è capace di elaborare e attuare incisive azioni, tali da impedire l'invecchiamento del nostro Paese. In questo contesto gli immigrati possono rappresentare una preziosa risorsa, ma certi flussi migratori portano con sé anche problemi - come quello della poligamia e dell'infibulazione - che, solo fino a pochi anni fa, erano sconosciuti in Italia.

Il prossimo 9 ottobre, alle ore 20.45, nei locali della parrocchia di Santandrà di Povegliano in via Chiesa 1, si svolgerà un incontro sull'infibulazione. Tra i relatori anche il ginecologo Vincenzo Aloisi.

Dottor Aloisi, sotto il profilo chirurgico come avviene l'infibulazione?

L'Organizzazione mondiale della sanità ha classificato quattro tipi di infibulazione. Nel primo caso si tratta di una lieve escoriazione, o puntura del clitoride, con fuoriuscita di sette gocce di sangue: sostanzialmente si tratta di una pratica simbolica. Nel secondo caso abbiamo l'asportazione del clitoride, con o senza piccole incisioni delle piccole labbra. Nel terzo caso, invece, oltre al clitoride si procede anche all'asportazione delle piccole labbra e di parte delle grandi labbra con successiva cucitura esterna, in cui vengono lasciati piccoli fori per la minzione e l'espulsione del mestruo. Il quarto caso di infibulazione, infine, concerne altri interventi più estesi e mutilanti dei primi.

Questo genere di mutilazioni comporta dei benefici per la donna?

No. Subiscono solo danni.

Quali sono - sotto il profilo igienico, sanitario e psicologico - i lati negativi di questa pratica?

Come conseguenze immediate si riscontrano emorragie, proprio come è avvenuto per il recente caso di Treviso! E poi dismenorree, infezioni vaginali, cistiti, ritenzione urinaria, sepsi generalizzate, ecc. Inoltre, perdendo la donna la sua sessualità più spiccata, essendo il clitoride ricchissimo di terminazioni nervose, essa viene privata del suo erotismo. Rimane quindi solo oggetto di soddisfazione per l'uomo che la sposerà - e che provvederà alla sua defibulazione - e mezzo di prolificazione.  Mi chiedo: è questa una donna? O è solo un oggetto, considerato spesso anche privo di anima?

In Italia l'infibulazione è vietata, ma viene comunque praticata clandestinamente nel chiuso delle abitazioni domestiche...

Nel nostro Paese la Legge 9/1/2006, n. 7 (la Legge Consolo, n.d.R.) proibisce qualunque pratica di infibulazione, prevedendo sanzioni penali. L'art. 583 bis del Codice penale contempla la reclusione per chi la pratica e, se medici, anche l'interdizione della professione.

Avendo come riferimento la deontologia professionale dei medici, lei ritiene possibile legalizzare l'infibulazione in Italia?

Dal punto di vista personale, contrariamente al parere del mio collega medico, dott. Omar Abdulcadir, che lavora in Toscana, e che ha proposto un'infibulazione “soft” praticata in ospedale, dico che questo genere di mutilazioni non possono - anzi non devono - essere legalizzate in Italia. Sforziamoci a convincere le persone che praticano l'infibulazione a trasformarla in un rito incruento e simbolico, riguardante solamente una purezza interiore.

Oggi, con le attuali tecniche di chirurgia plastica, si possono ricostruire le parti mutilate ad una donna che da bambina ha subito l'infibulazione?

Sicuramente la chirurgia può far tanto, ma i risultati dipendono dal tipo di lesioni esistenti.

Carlo Silvano

(www.oggitreviso.it)




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8 settembre 2009
DAL PADRE DELLA LEGGE - 9 E 10 SETTEMBRE A ROMA

GIUSEPPE CONSOLO:
"UNA ROSA BIANCA ANCHE PER COMBATTERE LE MUTILAZIONI GENITALI FEMMINILI"




Parla il padre della Legge: tenere alta la guardia sull’infibulazione, le nuove generazioni di immigrati in Italia la dovrebbero ricordare solo come un brutto sogno

"La Conferenza internazionale sulla violenza contro le donne sia anche un faro acceso sulla necessità di combattere con la forza del diritto e dell’umanità la piaga delle mutilazioni genitali femminili, purtroppo ancora praticate nonostante la mia legge".

Alla vigilia della Conferenza internazionale sulla violenza contro le donne in programma il 9 e 10 settembre a Roma, un'iniziativa della Presidenza italiana del G8 promossa dal Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri in collaborazione con il Ministero degli Esteri, il cui simbolo sarà proprio una rosa bianca, l'on. Giuseppe Consolo, parlamentare del Pdl e padre della legge Consolo contro le pratiche di mutilazione genitale femminile, invita a tenere alta la guardia su questa pratica diffusa e ritenuta ancora normale in buona parte dei paesi a cultura araba. "La nostra rosa bianca faccia sì che l'ignoranza, che consente di massacrare nel corpo e nella mente queste giovani vittime dell'infibulazione, possa presto dissiparsi e che le nuove generazioni di immigrati in Italia parlino, un giorno non lontano, dell'infibulazione come di un brutto sogno svanito per sempre. Un’esigenza di libertà e di umanità".

La Legge Consolo sull’infibulazione, entrata in vigore il 9 gennaio 2006, che reprime la pratica dell'infibulazione con una pena che arriva ai 12 anni di carcere, "parte da un principio costituzionale, quale quello del rispetto dell'integrità fisica. Prima della mia legge spiega Consolo - queste vere e proprie mutilazioni trovavano una sanzione ridicola ed una comprensione ingiustificata da parte del legislatore. La nuova legge legge si concilia con il rispetto dei principi costituzionali, quei principi che mettono il disco rosso a delle pseudo culture che in realtà non sono altro che degli sfregi permanenti al corpo di piccole bambine indifese". "Peraltro rimarca Consolo - è ricorrendo al criterio del rispetto della nostra Carta costituzionale che ci è consentito di salvaguardare attraverso le leggi l’identità culturale di tutte le minoranze presenti sul nostro territorio".

Secondo gli ultimi dati Istat del dicembre 2007, si contano 67.988 donne straniere residenti in Italia e provenienti da Paesi a tradizione scissoria, quindi potenzialmente a rischio di infibulazione: Egitto, Ghana, Costa D’

Avorio, Eritrea, Burkina Faso, Etiopia, Camerun, Somalia, Guinea, Sudan, Kenya, Sierra Leone, Niger, Mali, Repubblica Centrafricana. Di queste donne, circa 40mila sono state già sottoposte alla pratica di infibulazione e ogni anno 6mila bambine, tra i 4 e i 12 anni, rischiano di esservi sottoposte. Le comunità provenienti da questi stati sono concentrate soprattutto nelle grandi città del Nord tra cui Milano, Torino e Bologna, oltre a Firenze e Roma. Nel Lazio, in particolare, vivono circa 29mila donne provenienti dall’Africa e di queste, circa 10 mila provengono da Paesi nei quali è diffusa la pratica delle mutilazioni genitali femminili. A Roma e provincia, nello specifico, le donne a rischio di mutilazioni genitali femminili sono circa 8.500.

Roma, 8 settembre 2009

 




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1 settembre 2009
A ROMA
 
FESTIVAL: ROMA, AL VIA LA FESTA D'AFRICA
 
(Adnkronos) - A Civitavecchia terra' un laboratorio sulla fiaba africana anche il giornalista Sekou Diabate'. Il film che verra' presentato a Civitavecchia e Ladispoli e' ''La nuit de la verite''' dove la regista del Burkina Faso Fanta Re'gina Nacro racconta come dopo una sanguinosa guerra etnica, si festeggi la firma di un trattato di pace. Ma nel corso della notte, durante i festeggiamenti, le ferite si riaprono, mettendo da parte la vittoria della pace.

A Roma, all'Urban Center dall'8 al 10 settembre tre lectiones tenute da esperti delle varie tematiche verranno presentate per approfondire materie culturali riguardanti l'Africa contemporanea: la musica come coscienza del popolo in Africa (a cura del giornalista Sekou Diabate). Dogon: la danza dell'acqua ( a cura dell'etnomusicologa Alessandra Toro). This is Nollywood: l'industria video nigeriana da Lagos alle capitali europee ( a cura dell'africanista Alessandro Jedlowski in collaborazione con Adrew Vincent della GVK Cultural Production).

Al Teatro Palladium si inaugura l'11 settembre il convegno sulle mutilazioni genitali femminili ''MGF imposizione o appartenenza?'' organizzato in collaborazione con Aidos- Associazione Italiana Donne per lo Sviluppo. Verra' presentato, nell'ambito del progetto realizzato con il sostegno del Ministero alle Pari Opportunita' ''Mutilazioni dei genitali femminili e diritti umani nelle comunita' migranti'' , il cortometraggio di Cristina Mecci: ''Vite in cammino'', realizzato in collaborazione con due organizzazioni non governative: Culture Aperte di Trieste e ADUSU - Associazione diritti umani sviluppo umano (in Veneto), che ha come obiettivo primario scoraggiare la pratica delle mutilazioni genitali femminili nelle famiglie di origine africana residenti in Italia.




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13 marzo 2009
OGGI A FIRENZE
 
FIRENZE: ALL'OSPEDALE MEYER 'DOCUFICTION' CONTRO MUTILAZIONI GENITALI FEMMINILI
  

Firenze, 13 mar. (Adnkronos/Adnkronos Salute) - Un 'docufiction' di 16 minuti per tutelare i diritti di bambini e bambine, combattendo la barbarie delle mutilazioni genitali femminili (Mgf) attraverso un'opera di sensibilizzazione sul tema. E' 'Il coraggio di Milga', il film che sara' proiettato in anteprima oggi alle 17 nell'Aula magna dell'ospedale pediatrico Meyer di Firenze. L'iniziativa, organizzata dal Programma promozione della salute dell'ospedale pediatrico Meyer e dalla scuola di cinema 'Immagina', e realizzata con il contributo della Fondazione Meyer, non si ferma alla visione del cortometraggio, ma proseguira' con un momento di confronto e riflessione.

Il progetto - si legge in una nota dell'ospedale - ha ricevuto il patrocinio di Presidenza del Consiglio dei ministri, Regione Toscana, Provincia e Comune di Firenze, oltre ad apprezzamenti nazionali e internazionali. Il coraggio e' il filo conduttore che attraversa tutto il film. Il coraggio che spinge Milga, la protagonista del film, ad attraversare deserti e citta' per capire che il viaggio piu' lungo e' quello che porta al nostro cuore e che, per essere una donna, non occorre piegarsi a una silenziosa sopportazione, ma che si puo' osare e dire no al dolore. La storia di Milga si staglia sullo sfondo del tema, quanto mai attuale e delicato, dell'infibulazione. Il racconto della sua vita si sviluppa da un lontano villaggio in Africa, dove Milga viene infibulata, fino all'Italia, Paese dove diventa operatrice sanitaria e scrittrice e poi nuovamente in Africa, dove ritorna. Il trailer del film e' gia' visibile all'indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=LlRwfM4GxHI

 

Il coraggio di Milga.
Contro l'infibulazione

Un docufiction che con la forza della semplicità affronta il tema della tutela dei diritti dei bambini e delle bambine, mostrando la strada del cambiamento di identità culturali legate alla pratica delle mutilazioni genitali femminili. Anteprima al Meyer

Una scena del film

Una scena del film

Milga è una bambina quando viene infibulata in un lontano villaggio dell'Africa, poi è una ragazza quando lascia il suo paese e arriva in Italia, Paese dove diventa operatrice sanitaria e scrittrice. Infine è donna quando fa ritorno in Africa e forma le nuove bambine alla cultura contro l'infibulazione. La storia di Milga verrà raccontata venerdì prossimo con un docu-film alle ore 17 nell’Aula Magna dell’Ospedale Pediatrico Meyer. L’iniziativa, organizzata da Il Programma Promozione della Salute dell’Ospedale Pediatrico Meyer e dalla Scuola di Cinema Immagina realizzata con il contributo della Fondazione Meyer, non si ferma alla visione del cortometraggio (una copia omaggio del video verrà distribuita a quanti parteciperanno), ma proseguirà con un momento di confronto e riflessione.

IL FILM - Il coraggio è il filo rosso che attraversa tutto il film: il coraggio che spinge Milga – la protagonista del film, ad attraversare deserti e città per capire che il viaggio più lungo è quello che porta al nostro cuore e che, per essere una donna, non occorre piegarsi ad una silenziosa sopportazione,ma che si può osare e dire no al dolore. Un film che è più di un film, è consapevolezza personale, un cammino verso il cambiamento di identità e quindi verso un nuovo processo culturale, tutto al femminile.


(www.corrierefiorentino.it)




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8 marzo 2009
IN TOSCANA
Violenza sulle donne,
l'8 Marzo è il giorno del no

Mostre, spettacoli, film, incontri, dibattiti, cene, musei gratis. Sono infinite le iniziative in città rivolte alle donne in occasione dell´8 marzo. E molte quelle che hanno come tema il no alla violenza, drammatico leit motiv della nostra epoca

Mostre, spettacoli, film, incontri, dibattiti, cene, musei gratis. Sono infinite le iniziative in città rivolte alle donne in occasione dell´8 marzo.

E molte quelle che hanno come tema il no alla violenza, drammatico leit motiv della nostra epoca. Unicoop Firenze distribuisce oggi e domani davanti ai suoi punti vendita una cartolina con lo slogan «Il rispetto è ogni giorno», e pieghevoli con informazioni utili per le donne che cercano ascolto o aiuto, mentre domani (ore 21) a palazzo Medici Riccardi prende il via il calendario di serate di informazione e musica contro la violenza sulle donne che si terranno in Toscana a cura della Onlus «Appunti di viaggio». Arci Firenze e Nosotras danno il via a una campagna contro le mutilazioni genitali femminili, con materiale informativo, una mostra (oggi, ore 11, Comune di Scandicci) e una festa delle donne eritree (domani, ore 14, Sms A. Del Sarto). Ancora per oggi (dalle 14,30), l´associazione Libere tutte organizza in largo Annigoni un raduno per un corteo nel centro storico, cui seguirà cena con spettacoli (ore 20, circolo Arci Isolotto, via Maccari). Un aiuto rivolto innanzitutto alle donne vuole essere anche il primo decalogo per una spesa quotidiana sostenibile presentato ieri dalla Rete delle Donne per la sicurezza alimentare di Vandana Shiva, suggerimenti anti-crisi e per una corretta alimentazione.

E se per domani il Comune offre alle donne l´ingresso gratuito nel Museo di Palazzo Vecchio, alla cappella Brancacci, e al Museo di S.M.Novella, al Museo dei ragazzi in Palazzo Vecchio tre piece teatrali tratteranno di «Donne e matrimonio nel Rinascimento e nella Controriforma» (ore 11,30, 14,30, 16,30). E di donne si occupa la mostra che si apre oggi (ore 11) al Museo Archeologico, intitolata «La donna nell´antichità dal tardo impero ai longobardi: nuove acquisizioni in Toscana», con oreficerie e corredi di epoca longobarda. Moltissimi anche gli spettacoli al femminile, fra cui «La fabbrica delle donne» (oggi, Teatro di Rifredi), storia delle operaie della Lebole di Arezzo, con Alessandra Bedino; e «La donna dello schermo», rassegna di film di registe, da De Lillo a Comencini, Archibugi, Torre, Labate (dal 9 marzo, al Grotta di Sesto Fiorentino). Mentre di un gruppo di donne davvero speciali, «Le donne di Casa Rosselli», titolo del libro di Gianfranco Taglietti, si parla oggi allo Spazio Qcr (ore 11,30, via Alfani 101/r), a cura del Circolo Rosselli.

(
www.repubblica.it)




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20 giugno 2008
PER VINCERE LA BATTAGLIA
 

"FACCE DI BRONZO": A ROMA LA PRESENTAZIONE DEL LIBRO CHE FINANZIA IL PROGETTO DELL’UNICEF PER PORRE FINE ALLE MUTILAZIONI GENITALI FEMMINILI IN EGITTO  

ROMA - "Facce di Bronzo". Questo il titolo della raccolta di racconti, scritti da giornaliste e scrittrici i cui proventi dei diritti d’autore, il 100%, verranno devoluti all’UNICEF a sostegno del progetto contro le mutilazioni genitali in Egitto, che verrà presentata a Roma il prossimo 24 giugno, alle 18.00, presso il ristorante "Trattoria".
Interverranno all’incontro le autrici del libro, Maria Pia Ammirati, Maria Corbi, Donatella Diamanti, Tiziana Ferrario, Laura Laurenzi, Loredana Lipperini, Laura Toscano, Silvia Vaccarezza.
"Se avete in mano questo libro, probabilmente avete già letto "Cuori di pietra"", si legge nella prefazione del libro, "quindi già ci conosciamo (in caso contrario, correte subito a comprarlo, sotto vi spiego perchè). Se non lo avete letto, ci presentiamo. Siamo un gruppo di donne, amiche, colleghe, che due anni fa hanno deciso di regalarsi un vero lusso: mettere un pò del proprio tempo, della propria creatività, a disposizione di una causa. Scrivendo un racconto a tema per una raccolta, "Cuori di pietra", appunto, per finanziare un progetto UNICEF. Il libro che ne è risultato", prosegue la prefazione, "è diventato, grazie a voi lettori, un piccolo cult: un minuscolo, ma importante, e non solo per noi, fenomeno editoriale. I diritti che abbiamo maturato, e che noi autrici abbiamo interamente devoluto all’UNICEF, hanno permesso a migliaia e migliaia di bambini del Malawi, figli di madri sieropositive, di nascere sani. Per questo, quando l’editore ci ha chiesto un seguito, siamo state ben felici di ripetere l’iniziativa".
"Così, dopo una galleria di cuori di pietra", spiegano le autrici, "vi proponiamo ora questa rassegna di Facce di bronzo". Con questo libro "questa volta sfidiamo le facce di bronzo a occuparsi, per una volta, di qualcosa di importante: le mutilazioni genitali. Un caso particolare e poco noto è quello dell’Egitto, dove secondo ricerche recenti promosse dall’UNICEF l’80% circa delle adolescenti tra 15 e 17 anni ha subito qualche forma di mutilazione genitale".
In questa collezione "trovate altre "amiche" che hanno voluto prestare la loro "penna" alla causa. Tra queste, Chiara Gamberale, Dede Cavalleri, Maria Rita Parsi e Neliana Tersigni, giornalista televisiva al Cairo. Una coincidenza questa che è sembrata alle autrici di Facce di Bronzo "una buona occasione per accendere un riflettore su un problema di quel Paese e contribuire a un piano internazionale che coltiva la speranza di ridurre questa pratica entro il 2010".
Fino ad oggi tra 100 e 140 milioni di donne e bambine in tutto il mondo sono state sottoposte a forme di mutilazioni genitali, lesive dell’integrità fisica e nocive per lo sviluppo della persona. Sebbene vi siano stati segnali di miglioramento, in particolare l’abbandono della pratica da parte di diverse comunità del Senegal, la mutilazione o taglio dei genitali femminili viene ancora praticata, ogni anno, a danno di oltre 3 milioni di bambine nel solo continente africano, secondo recentissimi dati UNICEF.
La pratica delle mutilazioni genitali femminili provoca danni fisici irreparabili, può dare luogo a problemi di carattere psicologico e potenzialmente rappresenta una minaccia per la vita stessa di chi vi è sottoposto. La mutilazione viene di solito effettuata su bambine e adolescenti tra i 6 e i 15 anni. In alcuni Paesi però circa la metà delle mutilazioni genitali femminili è praticata su bambine di meno di 1 anno.
Alla Sessione Speciale ONU del 2002 sui diritti dell’infanzia i governi si sono impegnati a porre fine alla pratica delle mutilazioni genitali femminili entro il 2010: è un obiettivo ambizioso, ma, agendo subito, si può contribuire ad arginare questa pratica, tutelando la salute delle bambine e assicurando che i loro diritti fondamentali siano rispettati.
L’UNICEF è attivamente impegnata nella lotta per l’eliminazione di tutte le forme di mutilazione genitale femminile, e lavora a stretto contatto con l’OMS, l’UNFPA, l’Ufficio dell’Alto commissariato per i diritti umani, e ONG guida del settore, come la senegalese Tostan.
Un caso particolare e poco noto è quello dell’Egitto, dove secondo ricerche recenti promosse dall’UNICEF l’80% circa delle adolescenti tra 15 e 17 anni ha subito forme di mutilazioni genitali. La pratica è presente sia tra la popolazione musulmana che tra quella copta, e anche se è più diffusa nelle aree rurali si riscontra in tutto il paese. Tuttavia, come annunciato con un pubblico impegno lo scorso settembre dalla First Lady egiziana, Suzanne Mubarak, ci sono molti segnali positivi e grazie alle campagne in corso si prevede che la percentuale cali almeno al 60% entro i prossimi dieci anni. I programmi UNICEF a riguardo attuati in collaborazione con il National Council on Childhood and Motherhood (NCCM), hanno puntato sia al lavoro con le comunità locali, sia all’azione di pressione sulle autorità nazionali e locali.
Sul piano normativo, il decreto n. 271 del giugno 2007, che vieta esplicitamente a qualunque medico o paramedico di praticare le mutilazioni, ha segnato un importante progresso. Ma soprattutto, il Consiglio Supremo di Ricerca Islamica dell’’Università Al-Azhar ha emesso una dichiarazione formale ribadendo che le mutilazioni genitali non hanno alcun fondamento nei precetti dell’Islam, che sono dannose e non devono essere praticate. E il Gran Mufti Ali Gomaa ha emesso una "fatwa" di condanna delle mutilazioni.
Nel lavoro con le comunità locali, l’UNICEF e il NCCM promuovono il modello dei "Villaggi senza FGM", operando in 120 villaggi rurali dell’Alto e basso Egitto, coinvolgendo tutte le componenti della società locale, personale sanitario, leader religiosi, capi famiglia, in un dialogo serrato sul problema delle mutilazioni, utilizzando motivazioni sanitarie ma anche un approccio basato sui diritti umani, dei bambini e delle bambine, per arrivare a un pubbliche dichiarazioni d’impegno ad abolire sia le mutilazioni sia i matrimoni precoci. Il movimento si sta allargando, con notevoli risultati, e gli operatori delle ONG partner e i volontari delle Nazioni Unite moltiplicano i gruppi di discussione e presa di coscienza del problema nelle scuole, nelle università, nei centri giovanili.
In questo momento storico di potenziale cambiamento di tradizioni radicate, sottolinea l’UNICEF, l’Egitto, e le donne e le bambine egiziane anzitutto, hanno bisogno del massimo sostegno, per vincere la battaglia contro le mutilazioni genitali femminili. (aise)
 




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7 marzo 2008
DOMANI A SALERNO
 
Trilogia di storie nel segno della donna

“S” come Storie ma anche come Silenzio e Solitudine. Sono questi alcuni dei punti cardini intorno ai quali si sviluppa la trilogia di racconti, “Storie” appunto, che da Sabato (8 Marzo 2008) andrà in scena al Piccolo Teatro del Giullare di Salerno.

Tre racconti per tre vite diverse ma che hanno in comune la femminilità del personaggio protagonista. “Eutanasia a Leningrado” e “Confidenze di una ungherese a New York” di Mario Fratti condurranno per prime lo spettatore nel complesso mondo della sofferenza (altra “s” in scaletta) delle donne. Fratti in “Eutanasia a Leningrado” parla della solitudine di un’anziana madre di Leningrado che sta decidendo di darsi ad una dolce morte ma all’improvviso qualcosa le farà cambiare idea; in “Confidenza di una ungherese a New York” la protagonista si illude d’aver costruito un rapporto d’amore con un cittadino americano. In questa messa in scena si concretizza sulle tavole quello che è stato definito il “teatro metropolitano” di Mario Fratti, lo scrittore originario dell’Aquila che dal 1963 vive a New York.
A chiudere la trilogia “Storie” sarà “L’offesa” di Luciana Luppi, il monologo nel quale la scrittrice milanese tratta quel barbaro e sciagurato oltraggio dell’infibulazione. Un “testo estremo”, come è stato definito dalla critica, nel quale vien fuori la metafora della sofferenza disperata per ogni forma di castrazione, sia fisica che psicologica, quale negazione della vita, come ha scritto Paolo Petroni.
NOTE DI REGIA

Vi racconterò di tre donne e delle loro storie. Sono tre generazioni diverse, tre vite differenti, prigioniere di un mondo che le vuol condannare alla solitudine. La matura donna russa che ha vissuto i bombardamenti tedeschi di Leningrado, la giovane ungherese che ha vissuto l’invasione sovietica di Budapest e la giovane araba che ha vissuto sul suo corpo l’infibulazione, sono accomunate da un passato di sofferenza. Per tutte e tre c’è la possibilità d’una svolta: c’è pronto quello che, in teatro, si chiama “colpo di scena”. Ma l’esperienza insegna che i finai a sorpresa sono spesso un rischio: qualche volta può restare l’amaro in bocca, qualche volta la bocca può diventare dolce come il miele! Mia unica intenzione è raccontarvi di tre donne e delle loro storie.

(Andrea Carraro)




permalink | inviato da federicamancinelli il 7/3/2008 alle 13:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
5 marzo 2008
A MODENA
 'Mutilazioni genitali femminili' : Corso d'aggiornamento e dibattito pubblico
 
Sanità

Modena - Il corso di aggiornamento in programma per il 7 marzo avrà al centro un tema di grande attualità: si parlerà di “Mutilazioni genitali femminili”, argomento che riguarda in modo particolare le donne straniere provenienti prevalentemente dalla fascia equatoriale del continente africano, dove sono diffuse pratiche come l’infibulazione o la clitoridectomia.

Organizzato dalla d.ssa Stefania Vecchi, della Struttura complessa di Ostetricia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria diretta dal prof. Annibale Volpe, il corso servirà a fare il punto sulle tecniche di deinfibulazione che il personale medico e infermieristico si trova ad attuare quando ha a che fare con pazienti che hanno subito questo genere di mutilazione: “Abbiamo promosso l’appuntamento del 7 marzo allo scopo di formare il nostro personale sul riconoscimento dei vari tipi di infibulazione – spiega la d.ssa Vecchi – Nella nostra esperienza ci è capitato, per esempio, di assistere donne straniere che sono venute a partorire e che presentavano mutilazioni sessuali cui abbiamo dovuto porre rimedio prima del parto. Il corso di aggiornamento dunque servirà a mettere il personale nelle condizioni di essere pronto a fronteggiare queste e altre situazioni legate allo stesso problema”.

La giornata, che si svolgerà nell’aula P03 del Centro Didattico Interdipartimentale – presso la facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, in via del Pozzo 71, a Modena -, si articolerà in due momenti: il primo, che avrà inizio alle 13,30 con l’introduzione della d.ssa Lucia Pederzini – direzione sanitaria Azienda Ospedaliero-Universitaria -, del prof. Volpe e della d.ssa vecchi, sarà riservato al corso vero e proprio, con le relazioni su “Valutazione delle mutilazioni genitali femminili”, a cura della d.ssa Lucrezia Catania, dell’Azienda Ospedaliera Careggi di Firenze, e su “Tecniche di deinfibulazione”, a cura del dottor Omar Abdul Cadir, ginecologo della stessa struttura. Alle 15,20 comincerà la parte pubblica dell’iniziativa, con la proiezione delle interviste tratte dal reportage “Ferenji” (girato da Giulia Bondi, dell’associazione Moxa), cui seguirà la tavola rotonda moderata dall’assessore alla Salute del Comune di Modena Simona Arletti, con la d.ssa Stefania Vecchi dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena, la d.ssa Daniela Spettoli, ginecologo dell’Azienda Usl di Modena, Cecile Kashetu Kyenge, presidente dell’Associazione Dawa. Altri contributi alla discussione saranno portati dalle associazioni femminili e dagli studenti del Centro territoriale di educazione permanente di Modena, oltre che dagli studenti stranieri. Fra gli obiettivi dell’incontro, in prospettiva, la creazione di una rete che metta in collegamento strutture sanitarie ospedaliere, territoriali e associazioni di volontariato sul tema delle mutilazioni sessuali femminili.

“Il Comune di Modena da anni lavora per promuovere una cultura che tenga conto dei diritti delle donne e della tutela della loro salute – precisa l’assessore Simona Arletti – L’iniziativa del 7 marzo rappresenta un momento significativo del percorso teso a favorire la conoscenza di un fenomeno da contrastare e degli strumenti di sostegno e aiuto alle vittime di queste pratiche. E’ quindi molto importante la presenza degli studenti del Centro Territoriale Permanente di Modena a cui fanno riferimento molte giovani della seconda generazione di immigrati”.

(www.sassuolo2000.it)




permalink | inviato da federicamancinelli il 5/3/2008 alle 14:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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Una società nasce dall’unione di individui che stabiliscono leggi e norme per governare se stessi in relazione agli altri ed ottenere da questi rapporti vantaggi e benefici che non otterrebbero individualmente.
Le Leggi, per loro natura intrinseca, devono seguire il corso dell’evoluzione umana per salvaguardare il diritto di ogni individuo di esercitare i propri diritti all’interno del proprio gruppo sociale.
La legge 7/2006 rappresenta nel panorama normativo italiano ed internazionale un mezzo di difesa e prevenzione.
L’ordinamento giuridico italiano si è dotato di uno strumento non solo repressivo, ma necessario e utile per creare una nuova cutura di diritti, un nuovo modo di entrare nella comunità.
Affinché nel nostro Paese nessuno debba mai più pagare un prezzo per la propria esistenza.


Federica Mancinelli

(Tutti i testi - salvo altra indicazione - sono tratti da "LA LEGGE CONSOLO PER LA PREVENZIONE E IL DIVIETO DELLE PRATICHE DI MUTILAZIONE GENITALE FEMMINILE", Federica Mancinelli, Giugno 2006)




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