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LaLeggeConsolo
Per le Donne, per la Giustizia
10 novembre 2011
IN ITALIA

IN PROVINCIA DI ALESSANDRIA 40 CASI DI MUTILAZIONI GENITALI FEMMINILI

Grande interesse ha suscitato il convegno su “Mutilazioni Genitali Femminili – una questione di diritti umani” proposto in occasione dello Zonta Day dal Club cittadino e promosso dalla Commissione Pari Opportunità della Provincia di Alessandria, dallo stesso club, presieduto da Carla Gallini, dal Fondo delle Nazioni Unite per le Donne, UN WOMEN, e dall’Associazione Donne Medico della provincia di Alessandria. Dopo il saluto della Vicepresidente della Provincia, Maria Rita Rossa, Vittoria Gallo, presidente della Commissione Pari Opportunità della Provincia, ha ricordato come l’Italia, insieme alla Svezia sia l’unico Paese ad aver legiferato per prevenire e punire la violazione dell’integrità del corpo femminile con la legge 7/2006. Legge che mette a disposizione anche un numero verde per denunce e informazioni, ma, come è stato sottolineato da Sabah Nami, presidente dell’Associazione “Sole” per donne immigrate ed esperta in materia di immigrazione, troppo spesso ancora le informazioni sui casi di infibulazione “non arrivano”, perché le donne coinvolte non denunciano per la vergogna delle conseguenze che potrebbe comportare la deinfibulazione nel caso tornassero nel loro Paese. Nadia Biancato, delegata UN Women e moderatrice della serata ha rimarcato come le mutilazioni genitali siano una “questione femminile”, che vede vittime le bambine tra i 4 e i 12 anni, ma in alcuni Paesi come Yemen, Mali e Eritrea anche neonate. Inoltre, coloro che praticano l’escissione o l’infibulazione (una differenza le cui particolarità e conseguenze sono state evidenziate dal dottor Enrico Tanganelli) godono di uno status molto considerato e sono anche lautamente retribuite, motivo per cui è difficile sradicare una pratica da condannare senza mezzi termini. Le mutilazioni genitali femminili dipendono da tradizioni arcaiche diverse da etnia a etnia e sono trasversali a tutti i ceti sociali: in Somalia, dove il 98% delle donne ha subito questo tipo di violenza, nessuna ragazza è degna di essere presa in moglie se non è
stata mutilata nei suoi genitali. Non mancano, per fortuna, anche buone notizie: in Africa, il 30% delle donne infibulate oggi non costringe più le figlie a subire questa pratica. In Italia, paese con il più alto numero di donne infibulate in Europa, dopo l’entrata in vigore della legge del 2006 le bambine a rischio sono 2/3.000 l’anno contro le 6.000 di prima e provengono principalmente da Eritrea, Somalia, Egitto, Nigeria, paesi da cui scappano non solo per motivi di guerra ma anche per queste violenze  per le quali lo Stato Italiano concede lo status di rifugiata politica. In provincia di Alessandria le donne che hanno subito mutilazioni genitali femminili sono circa quaranta e sono arrivate per ricongiungimento familiare o come rifugiate, soprattutto dalla Somalia. La
violazione dell’integrità del corpo femminile racchiude un mondo tutto femminile, un vissuto delicato a cui ci si può avvicinare solo con rispetto, comprensione e ascolto: la svolta per l’eliminazione di queste pratiche potrà arrivare solo con l’informazione attraverso i mass media, il confronto tra le giovani e, soprattutto, l’istruzione. Le mutilazioni genitali femminili hanno motivazioni sessuali, sociologiche, credenze igieniche ed estetiche nonché sanitarie (si pensa che la mutilazione favorisca la fertilità della donna e la sopravvivenza del bambino ed, invece, è vero l’esatto contrario), false motivazioni religiose (non è affatto vero che sia previsto da testi religiosi) pertanto, solo l’educazione e l’informazione daranno alle donne oggi vittime di questa forma di violenza la forza di modificare e abbandonare una barbarie che ha effetti fisici, sanitari e psicologici, che, come ha ricordato la dottoressa Orietta De Alexandris, presidente dell’Associazione Donne Medico di Alessandria, condizionano tutta la vita quando non addirittura la annientano.

(www.agenfax.it)

 




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31 maggio 2010
IN VENETO



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29 ottobre 2007
L'AVANGUARDIA NORMATIVA DELLA LEGGE CONSOLO
 

All’avanguardia normativa per la salvaguardia dei diritti: la “Legge Consolo”


di Federica Mancinelli 

 

Dal 9 Gennaio 2006 praticare mutilazioni genitali femminili a fini non terapeutici, anche in Italia è un reato[1].

L’importanza sociale dell’entrata in vigore di tale provvedimento risiede nel fatto che l’Italia è il primo Paese in Europa con il più alto numero di donne infibulate, per lo più immigrate di origine somala e nigeriana e le loro figlie.

Le nuove norme hanno lo scopo di “prevenire, contrastare e reprimere le pratiche di mutilazione genitale femminile quali violazioni dei diritti
fondamentali all'integrità della persona e alla salute delle donne e
delle bambine” (Art. 1).

La strategia di questo strumento normativo segue un approccio integrato.

La Legge Consolo si caratterizza, infatti, per il suo duplice carattere di provvedimento repressivo dell’illegalità e della violenza contro i diritti umani di ogni donna e strumento formativo con lo scopo di informare il più possibile le donne e le famiglie immigrate nel nostro Paese e di vincere, eliminandola fin dall’origine, l’ignoranza dei propri diritti, alla base di queste orribili pratiche.

 

Dall’entrata in vigore della Legge “chiunque, in assenza di esigenze terapeutiche, provoca, al fine di
menomare le funzioni sessuali, lesioni agli organi genitali femminili, da cui derivi una malattia nel corpo o nella mente, e' punito con la reclusione da tre a sette
anni. La pena e' diminuita fino a due terzi se la lesione è di lieve
entità.
La pena è aumentata di un terzo quando le pratiche sono commesse a danno di un minore ovvero se
il fatto è commesso per fini di lucro.
Tali disposizioni si applicano altresì quando
il fatto è commesso all'estero da cittadino italiano o da straniero
residente in Italia, ovvero in danno di cittadino italiano o di
straniero residente in Italia. In tal caso, il colpevole è punito a
richiesta del Ministro della Giustizia.
La condanna contro
l'esercente una professione sanitaria per taluno dei delitti previsti
importa la pena accessoria dell'interdizione
dalla professione da tre a dieci anni” (Art. 6)[2].

 

La seconda parte della Legge è mirata  a promuovere Programmi di cooperazione internazionale “condotti dal Ministero degli Affari esteri e in particolare nei
programmi finalizzati alla promozione dei diritti delle donne, in
Paesi dove, anche in presenza di norme nazionali di divieto,
continuano ad essere praticate mutilazioni genitali femminili, e
comunque senza nuovi o maggiori oneri per lo Stato, in
accordo con i Governi interessati, presso le popolazioni locali”. Tali “progetti di formazione e informazione sono diretti a scoraggiare tali
pratiche nonché a creare centri antiviolenza che possano
eventualmente dare accoglienza alle giovani che intendano sottrarsi a
tali pratiche ovvero alle donne che intendano sottrarvi le proprie
figlie o le proprie parenti in età minore”. Questo allo scopo di diffondere la conoscenza dei diritti fondamentali della persona e di “modificare le motivazioni culturali, etniche e religiose che sono alla base delle pratiche” vietate (Art. 7).

 

Il 4 Aprile 2006 la Legge Consolo viene applicata per la prima volta.

A Verona le Forze di Pubblica Sicurezza arrestano una donna nigeriana di 43 anni che, in cambio di un compenso di 300 Euro, era pronta a mutilare una neonata di 14 giorni. Gli Agenti di Polizia l’hanno fermata poco prima che iniziasse l’intervento, nell’abitazione dei genitori della piccola vittima, una coppia di suoi connazionali. La donna aveva in borsa forbici chirurgiche, flaconi di sostanze anestetizzanti e antibiotici, garze ed olii emollienti. Pochi giorni prima aveva eseguito un intervento simile su un’altra bambina.

 

 

 



[1] Fino all’entrata in vigore della legge 7/06 si applicavano, in caso di denuncia, gli Artt. 582 e 583 del Codice Penale, relativi alle lesioni personali.

[2] Altre sanzioni sono previste per l’Ente nella cui struttura è commesso il delitto introdotto dall’Art 583 bis del Codice Penale per il quale è prvista la sanzione pecuniaria da 300 a 700 quote e le sanzioni interdittive previste dall’Art. 9 (comma 2) del Decreto Legislativo 8 Giugno 2001, n. 231, per una durata non inferiore ad un anno. Nel caso in cui si tratti di un Ente privato accreditato è altresì revocato l’accreditamento (Art. 8, ibidem).




permalink | inviato da federicamancinelli il 29/10/2007 alle 14:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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Una società nasce dall’unione di individui che stabiliscono leggi e norme per governare se stessi in relazione agli altri ed ottenere da questi rapporti vantaggi e benefici che non otterrebbero individualmente.
Le Leggi, per loro natura intrinseca, devono seguire il corso dell’evoluzione umana per salvaguardare il diritto di ogni individuo di esercitare i propri diritti all’interno del proprio gruppo sociale.
La legge 7/2006 rappresenta nel panorama normativo italiano ed internazionale un mezzo di difesa e prevenzione.
L’ordinamento giuridico italiano si è dotato di uno strumento non solo repressivo, ma necessario e utile per creare una nuova cutura di diritti, un nuovo modo di entrare nella comunità.
Affinché nel nostro Paese nessuno debba mai più pagare un prezzo per la propria esistenza.


Federica Mancinelli

(Tutti i testi - salvo altra indicazione - sono tratti da "LA LEGGE CONSOLO PER LA PREVENZIONE E IL DIVIETO DELLE PRATICHE DI MUTILAZIONE GENITALE FEMMINILE", Federica Mancinelli, Giugno 2006)




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