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LaLeggeConsolo
Per le Donne, per la Giustizia
19 febbraio 2013
DALL'UNICEF

Mutilazioni genitali femminili. Unicef: "Sono in calo ma servono investimenti per debellarle"

Il numero delle donne vittima di questa pratica sta diminuendo, anche grazie alle trasformazioni culturali che stanno attraversando alcuni dei Paesi più colpiti come il Kenya e l'Egitto. Ora si attendono sforzi ulteriori da parte dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. 

Diminuisce il numero di ragazze vittima di mutilazioni genitali. In particolare da quando è stato avviato – nel 2008 – il programma congiunto Unfpa-Unicef circa 10mila comunità in 15 Stati, equivalenti a quasi 8 milioni di persone, hanno posto fine alla pratica. Nei 29 paesi dell'Africa e del Medio Oriente in cui la procedura è maggiormente concentrata, in media il 36% delle ragazze tra i 15 e i 19 anni ha subito mutilazione rispetto ad una stima del 53% circa fra le donne di età compresa tra i 45 e i 49 anni. E l’anno scorso un totale di 1.775 comunità in tutta l’Africa ha dichiarato pubblicamente l’impegno a porre fine alle mutilazioni. Un calo rilevante del fenomeno si è registrato soprattutto in Kenya: fra le donne di età compresa tra i 45 e i 49 anni la probabilità di avere subito una mutilazione è tre volte più alta rispetto alle ragazze tra i 15 e i 19 anni.

Le trasformazioni culturali stanno contribuendo in maniera decisiva ad alimentare una radicale inversione di tendenza, come dimostrano i riscontri effettuati in Egitto, dove la percentuale di donne tra i 15 e 49 anni che ritengono che le mutilazioni dovrebbero cessare è raddoppiata tra il 1995 e il 2008, passando dal 13% al 28%. Secondo Anthony Lake, direttore dell’Unicef, questi dati dimostrano “che è possibile porre fine alle mutilazioni e aiutare milioni di ragazze a condurre una vita più sana”. Altro aspetto fondamentale è il lavoro con i governi e la società civile e in particolare “se la volontà politica espressa da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite – sottolinea Babatunde Osotimehin, direttore generale dell’Unfpa – si tradurranno in investimenti allora le mutilazioni genitali femminili potranno davvero diventare soltanto un ricordo”. 

(www.quotidianosanita.it
)

 




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4 febbraio 2013
MUTILAZIONI GENITALI FEMMINILI AL BANDO

Mutilazioni genitali femminili, l’Italia: “Dopo risoluzione Onu tolleranza zero”

L'obiettivo è azzerare entro il 2015 una pratica che ha menomato fino a 140 milioni di donne e bambine in tutto il mondo e mette ogni anno a rischio 3 milioni di potenziali vittime

 
 

Le mutilazioni genitali femminili comportano l’escissione (l’asportazione parziale o totale) degli organi genitali femminili esterni della donna. Un’aggressione dei diritti umani, un abuso – come ha detto il presidente del Consiglio Mario Monti, intervenuto per esprimere l’interesse “altissimo” del governo italiano al problema – irreparabile e irreversibile”. Le mutilazioni genitali comportano complicazioni sanitarie a breve e lungo termine gravissime: infezioni, emorragie (con shock settici e persino, a volte, la morte), stenosi vaginale, problemi di infertilità ma anche complicazioni post partum (perché la minore elasticità nella zona perineale aumenta la mortalita’ perinatale e della stessa puerpera: su 1000 donne che partoriscono, da 10 a 20 muoiono in conseguenza delle mutilazioni).

Ora si vuole sradicare un flagello così disumano e arrivare all’eliminazione di questa pratica inutile, dolorosa e pericolosa. “Questa è un’occasione di celebrazione” (la risoluzione è stata approvata il 20 dicembre 2012 e mercoledì 6 febbraio si celebrerà la Giornata Internazionale contro le mutilazioni), ma anche di rilancio, coordinamento e definizione di nuove iniziative perché la risoluzione Onu sia riconosciuta e applicata”, ha spiegato, aprendo i lavori a Palazzo Giustiniani, il vicepresidente del Senato, Emma Bonino. “Oggi è un punto di partenza, dobbiamo tradurre in pratica la risoluzione Onu”, le ha fatto eco Antonio Tete, osservatore permanente dell’Unione Africana all’Onu. L’obiettivo della conferenza, ha sintetizzato il segretario di ‘Non c’è pace senza Giustizia’, Niccolò Figà-Talamanca è la riflessione su temi riguardanti l’adozione di leggi nazionali (gli elementi da inserire in leggi efficaci), ma anche la prevenzione, l’educazione, la dissuasione, la protezione, il perseguimento dei responsabili e l’assistenza alle vittime; e poi, la riflessione sui piani e le strategia nazionali successive all’adozione di leggi e su come assicurare, nel contesto delle migrazioni, il coordinamento tra Paesi limitrofi, considerata la dimensione transfrontaliera del fenomeno

Numerosi i rappresentanti dei governi africani presenti a Roma, alcuni dei quali arrivati da Paesi che sono stati “la punta di lancia” della battaglia (Burkina Faso, Benin, Niger, Costa d’Avorio, Mali). Dalla discussione è emerso che passi in avanti ci sono stati, ma che ora occorre affrontare il problema su più fronti. Occorre adottare un approccio “olistico”, ha spiegato il ministro nigerino per la condizione delle donne, Maikibi Dandobi: l’educazione delle donne in primis (per far capire che si tratta di pratiche pericolose per la salute), la sensibilizzazione del contesto sociale (gli operatori culturali, ma anche le istituzioni: polizia, pubblici ministeri, giudici), la definizione di compensazioni economiche per la perdita di reddito dei responsabili delle pratiche; e in Niger, questo flagello e’ sceso dal 5% al 2,2% grazie a queste diverse strategie.

“E’ un approccio che deve interessare tutti gli elementi della società: le ragazze, le famiglie, i leader religiosi e tribali, le istituzioni internazionali”, ha osservato Nestorine Sangare, ministro per la promozione della donna in Burkina Faso, uno dei Paesi pionieri nella battaglia (la pratica è scesa dal 68% al 49% dal 2006 ad oggi). Anche in Benin, come ha raccontato Fatouma Djibril, ministro della famiglia del Benin, il ‘modello’ ha funzionato: nel 2002 una donna su cinque aveva una qualche forma di mutilazione; ma dal 17%, si è scesi al 13% nel 2006 e all’8% nel 2012, grazie a una campagna di sensibilizzazione della popolazione promulgata: prima con una legge del 2003 e poi con un’altra, più specifica, nel 2012, tradotta nei 12 idiomi nazionali per sensibilizzare una popolazione per il 50% analfabeta; è stato anche prodotto un documentario dal titolo eloquente, ‘Il sacrificio sull’altare dell’ignoranza’. “La risoluzione – ha continuato la Sangare – è l’inizio, ma non basta: bisogna agire sul campo, sensibilizzare e creare il confronto tra gli attori, farsi carico delle vittime”. “Insomma – nelle parole della Bonino – occorre continuare una campagna che e’ la somma di molte azioni che si svolgono nei luoghi piu’ impensati: dai villaggi nelle foreste al Palazzo di Vetro”.

(www.ilfattoquotidiano.it)

 




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29 gennaio 2013
LA BATTAGLIA DI WARIS DIRIE

La ragazzina che lotta contro le mutilazioni genitali femminili

 
 

Una ragazza di 17 anni racconta al Guardian come la top model Waris Dirie le abbia fornito l’ispirazione e il coraggio per lottare contro la mutilazione genitale femminile e raccontare la sua esperienza personale.

IL CASO – Waris Dirie lotta da anni contro il fenomeno delle mutilazioni genitali femminili e la sua esperienza ha dato lo slancio a Khadija a trovare la forza per lottare contro l’orrenda pratica. Quando aveva dieci anni, racconta il Guardian, Khadija pregò sua madre per entrare nel mondo della circoncisione femminile visto che tutte le sue amiche l’avevano ottenuta: “Erano tutte circoncise e io non volevo essere la diversa”. La madre di Khadija, avendola subita, voleva evitarla alla ragazzina che al tempo aveva undici anni e viveva in Somalia ma poi è arrivato il giorno della mutilazione.

LA MUTILAZIONE - ”Mia madre non mi ha mai spiegato perché fosse così riluttante all’idea ma quando l’ho fatto, ho capito” ha detto la ragazza che chiamiamo Khadija e che oggi ha 17 anni. “Un giorno è arrivata una vecchia signora con una lama di rasoio spezzata. Si è chinata su di me e ho sentito il dolore esplodere. Ricordo il calore dovuto al dolore lancinante mentre due donne mi tenevano ferma. Il più delle volte, chi esegue l’operazione non è preparato e finisce per uccidere le ragazze che muoiono dissanguate”.

LA FUGA – La diciassettenne è fuggita dalla Somalia e ha chiesto asilo politico al Regno Unito. Lei e la zia sono state accompagnate al Ministero degli Interni che darà loro supporto finché la richiesta di asilo non verrà soddisfatta. “In Somalia, lottare contro la mutilazione femminile è un argomento che non si deve trattare ma quando sono arrivata in Inghilterra ho capito che la tradizione non andava rispettata”. Khadija vuole aiutare le altre ragazze a lottare e a ribellarsi contro l’operazione obbligata. Il mese scorso l’assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione che vieta la pratica delle mutilazioni genitali femminili. Nel mondo sono state colpite almeno 140 milioni di donne e ogni anno rischiano almeno tre milioni di bambine, la mutilazione genitale femminile è una piaga ancora diffusa in tutto il mondo.

(www.giornalettismo.com)

 




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15 gennaio 2013
"E' IL MOMENTO DI INSISTERE"

Mutilazioni genitali femminili, buone notizie dai villaggi africani

 


Marietou Diarra ha perso due figlie nello stesso modo: dopo un sommario intervento per l’escissione del clitoride. L’aveva deciso lei, pensando che quella tradizione antica di duemila anni fosse giusta. Anche Boubou Sall ha visto morire la sua bambina così: nel suo villaggio, la regola voleva che il “taglio” avvenisse con un coltello sacro, sempre lo stesso senza che fosse mai lavato. Il tetano si è portato via la piccola.

Ma oggi le mutilazioni genitali femminili, come le chiamano gli attivisti che le combattono da ormai un paio di decenni in tutta l’Africa, dove vengono imposte ancora a 3 milioni di bambine in 28 Paesi, hanno la vita più difficile. Il governo del Senegal si è impegnato istituzionalmente a cancellarle entro il 2015. Praticamente domani.

Impossibile? No, sostiene Molly Melching che guida la ong Tostan, una delle più agguerrite contro le Mgf. «Dakar sarà la prima capitale ad annunciarne l’eliminazione». Non perché si tratti di una guerra facile.

Segnali importanti, però, arrivano dal campo. Sono già 5mila le comunità senegalesi ad aver stigmatizzato pubblicamente la pratica. Altre mille, invero, hanno seguito l’esempio, dal Gambia al Burkina Faso.

La carta vincente? Convincere le comunità locali della pericolosità della pratica attraverso un efficace lavoro di presa di coscienza della gente e di empowerment femminile (leggi istruzione delle ragazze). «Parlando con gli uomini e con le donne, è poi importante non usare la parola “mutilazioni”, che appare accusatoria, ma semplicemente “taglio”: in questo modo sono tutti più disposti a capire che non vogliamo schiacciare la loro cultura ma combattere una pratica pericolosa per la salute», dice Melching, che insieme con Uman Foundation – presieduta da Giovanna Melandri – sta organizzando appuntamenti trimestrali sul tema anche in Italia.

Non basta poi convincere la singola comunità: l’esperienza di Tostan insegna che occorre lavorare anche su quelle vicine perché le mutilazioni sono spesso considerate pratiche pre-matrimoniali che solo una bocciatura comune a tutti i villaggi può realmente spazzare via.

L’Onu per i Diritti umani ha finalmenmte approvato la risoluzione che mette (e chiede agli stati di mettere) le Mgf fuori legge: il sigillo dell’Assemblea Generale darà una spallata ancora più forte, per quanto sia soprattutto simbolica. È il momento di insistere.

 

(www.corriere.it)

 





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20 dicembre 2012
NEW YORK
  
Giuseppe Consolo: "Le mutilazioni genitali sono un crimine contro l'umanità"
 
 "Applaudiamo con convinzione e soddisfazione l'approvazione avvenuta oggi per consenso da parte dell'Assemblea Generale dell'Onu della Risoluzione di condanna delle mutilazioni genitali femminili, un atroce delitto contro la persona e ora un crimine contro tutta l'umanità". E' quanto afferma Giuseppe Consolo, deputato di Fli e padre della legge italiana del 2006 contro le mutiliazioni genitali femminili.
 
"Un ringraziamento ai governi italiani" - prosegue Consolo - "che hanno da sempre sostenuto la proposta di Risoluzione dei Paesi africani e alle tante Associazioni che operano, nel mondo e in Italia, in continue campagna di promozione culturale e sensibilizzazione che anche l'Onu oggi raccomanda e incoraggia nel testo appena approvato".
 
"Il mondo globale" - rimarca il parlamentare finiano - "ci pone di fronte sfide molto impegnative, dal punto di vista politico, culturale e sociale: la lotta contro la piaga delle mutilazioni genitali e' certamente una delle piu' importanti, basata sulla certezza del divieto e della pena e su una seria e costante opera culturale ed educativa".
 
"Solo vincendo queste battaglie" - conclude Consolo - "l'integrazione potra' dirsi realizzata, piena e giusta".

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Onu, bando a mutilazioni genitali

Risoluzione con sostegno dell'Italia

foto Ap/Lapresse

17:21
- L'Assemblea generale dell'Onu ha approvato una risoluzione contro le mutilazioni genitali femminili che esorta gli Stati membri a condannare la pratica alla quale sono state sottoposte 130-140 milioni di giovani donne in tutto il mondo. Il testo, il primo dedicato specificamente al tema, è stato presentato dal gruppo dei Paesi africani con il sostegno dell'Italia, ed è stato approvato per consenso, senza discussione ed emendamenti.

(www.tgcom24.it)

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Testo presentato da Paesi africani

Onu, risoluzioni contro le mutilazioni genitali femminili

Onu, risoluzioni contro le mutilazioni genitali femminili

20/12/2012, 21:01

L'Assemblea Generale dell'Onu ha approvato una risoluzione contro le mutilazioni genitali femminili. A presentare il testo, il primo dedicato a questo tema delicato, sono stato i Paesi africani,  con il sostegno dell'Italia. Il documento approvato in sessione plenaria per consenso è testimonianza dell’accordo politico che è alla base del dispositivo.
Con questo testo, ora è possibile condannare gli Stati membri  per la pratica a cui sono state sottoposte 130-140 milioni di giovani donne in tutto il mondo, ma anche a promuovere programmi ad hoc nel settore sociale ed educativo per favorirne l'abbandono. "E' un messaggio di speranza per milioni di bambine e ragazze", ha dichiarato l'ambasciatore Der Kogda, rappresentante permanente del Burkina Faso al Palazzo di Vetro, tra i Paesi promotori.
Tra lunghi applausi, abbarcci e commozioni, la sede dei Radicali a Roma, ha accolto la risoluzione delle Nazioni Unite contro le mutilazioni genitali femminili adottata questo pomeriggio a New York. Il sì delle Nazioni Unite alla messa al bando delle mutilazioni genitali femminili è stato seguito in diretta da Torre Argentina alla presenza del vicepresidente del Senato Emma Bonino, di alcuni ambasciatori stranieri a Roma e di diversi attivisti italiani e stranieri ai quali poi si è aggiunto anche Marco Pannella. "In nessun continente sarà più possibile questa flagrante violazione dei diritti umani", ha evidenziato, commossa, Khady Koita, presidente dell'associazione 'La Palabre'. "E' il coronamento di una lotta durata dieci anni, ma c'è ancora molto da fare", le ha fatto eco dal Cairo Moushira Khattab, ex ministro egiziano per la Famiglia e la Popolazione intervenendo in collegamento alle celebrazioni di Roma.




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24 novembre 2012
VERSO LA RISOLUZIONE ONU

Africa: Terzi, Italia in prima linea contro mutilazioni genitali

(ASCA) - Roma, 24 nov - ''L'Italia e' in prima linea per l'adozione di una risoluzione Onu che bandisca la pratica disumana delle mutilazioni genitali femminili. Una battaglia che deve essere vinta''. Cosi' il ministro degli Esteri, Giulio Terzi di Sant'Agata, intervistato da ''Io Donna''.

''L'Africa - aggiunge - e' anche la regione del mondo in cui concentriamo la maggior parte dei programmi di sostegno alle donne, con un investimento di 30 milioni di euro negli ultimi 3 anni. Finanziamo progetti in molti Paesi del Continente, in particolare nell'agricoltura, nella formazione e nel microcredito. Al lavoro delle donne si deve l'80% della produzione agricola dell'Africa subsahariana cui pero' non corrisponde un'effettiva parita' delle opportunita' di promozione sociale. Le donne devono invece essere protagoniste della vita sociale, economica e politica in ogni Paese''.

red/map


 



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18 novembre 2012
LA CONVENZIONE DI ISTANBUL

Violenza donne, Fornero: "Spero ratifica Convenzione Istanbul al più presto"

Lo striscione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne alla manifestazione degli studenti del 24 novembre (Foto Ign)Lo striscione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne alla manifestazione degli studenti del 24 novembre (Foto Ign)
 
Torino - (Adnkronos) - Nella Giornata internazionale, istituita dalle Nazioni Unite, il ministro del Welfare auspica che la ratifica avvenga "entro fine legislatura". E' una violenza, aggiunge, "spesso nascosta perché le donne fanno fatica a riconoscerla quando viene da un marito, da un compagno o da un amico''. Schifani: "Ci vuole mobilitazione costante opinione pubblica". Entro un anno un quadro giuridico unico per Paesi diversi.



Torino, 25 nov. - (Adnkronos) - "Spero si riesca a ratificare la Convenzione di Istanbul contro la violenza alle donne e la violenza domestica, che io stesso ho firmato in tempi brevi, entro la legislatura". E' l'auspicio espresso dal ministro Elsa Fornero che a margine della partecipazione alla consegna dei premi alla fedeltà al lavoro ha aggiunto: "Riflettere sulla violenza nei confronti delle donne è importante perché è una violenza estesa, diffusa, spesso nascosta perché le donne fanno fatica a riconoscerla quando viene da un marito, da un compagno o da un amico''.

 

 

''E' una violenza che richiede interventi - conclude -, ma anche molta riflessione perché è una violenza che segna l'arretratezza culturale nel senso di mancanza di rispetto dell'altro, in questo caso dell'altra".

 

 

Anche per Paola Binetti "il modo migliore di onorare la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne è l'impegno a ratificare prestissimo in Parlamento la Convenzione di Istanbul''.

 

 

Ci vuole una mobilitazione costante dell'opinione pubblica per il presidente del Senato, Renato Schifani. ''Dobbiamo tutti impegnarci per l'affermazione del rispetto della donna - ha detto Schifani -, contrastando innanzitutto le dinamiche di discriminazione ancora presenti nella nostra società e continuando ad affermare con forza la cultura del rispetto, soprattutto tra le giovani generazioni". "Ogni forma di aggressione fisica o psicologica contro una donna - conclude - rappresenta la violazione più grande della dignità umana e va combattuta con forza e determinazione".

 

 

La Giornata di oggi, ha dichiarato Renata Polverini, "sia un'ulteriore occasione per riflettere sul fenomeno troppo spesso sottovalutato della violenza e dei maltrattamenti che le donne sono costrette a subire''.

 

 

"Per un futuro migliore - scrive in un tweet Anna Finocchiaro, presidente dei senatori Pd - bisogna valorizzare il ruolo delle donne nella società, rispettarne il corpo e i sentimenti".

 

 

Un invito a ratificare presto la Convenzione viene anche da Giuseppe Consolo, deputato di Fli e padre della Legge italiana per la prevenzione e il divieto delle mutilazioni genitali femminili."Il Parlamento italiano ratifichi presto la Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne - ha detto -, uno strumento importante per dotare il nostro sistema giuridico di nuova e più efficace tutela".




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18 ottobre 2012
VERSO LA RISOLUZIONE ONU

Radio Vaticana - E’ quanto ha annunciato nelle stesse ore il ministro degli Esteri italiano, Giulio Terzi, nel corso del Convegno organizzato al Senato dal Gruppo di lavoro parlamentare su salute globale e diritti delle donne. Per capire l’entità del fenomeno nel mondo, Fausta Speranza ha intervistato Rossana Scaricabarozzi dell’Associazione ActionAid, fortemente impegnata contro questa drammatica pratica lesiva dei più basilari diritti umani: ascolta

R. - I dati ufficiali ci dicono che tra i 100 e i 140 milioni di donne hanno subito mutilazioni genitali femminili e tre milioni di bambine ogni anno subiscono questo fenomeno. Ovviamente, questo fenomeno è diffuso soprattutto in Africa e in Medio Oriente ma le stime ci dicono che purtroppo è un problema anche in Europa. I dati del Parlamento europeo ci dicono che circa 500 mila donne in Europa hanno subito mutilazioni genitali femminili. Lo Stato ci dice che 35 mila donne ogni anno le subiscono e che, in Italia, 90 mila donne emigrate che vivono nel nostro Paese hanno subito questo fenomeno.

D. – Parliamo di prevenzione: come prevenire e quali difficoltà si incontrano?

R. - Come ActionAid, operiamo contro le mutilazioni genitali femminili, in particolare in Etiopia Kenya, Liberia e Ghana. Tre di questi Paesi, si sono dotati di una legge contro le mutilazioni genitali femminili. In Etiopia, in particolare, dal ’97 al 2007 si è registrata una diminuzione di questo fenomeno, però è ancora molto diffuso. Per prevenzione la nostra strategia prevede una sensibilizzazione, una denuncia a livello comunitario. Ovviamente, è un fenomeno collegato anche alla povertà. In molti Paesi, molte donne che praticano la mutilazione non hanno altre forme di reddito, quindi si oppongono alla lotta a questa pratica. Ci sono anche altri ostacoli come le culture e le tradizioni di certi Paesi che prescindono dalla religione, perché dipendono dai gruppi etnici: si legano più a tradizioni antichissime che sono molto difficili da sradicare. Quindi, è molto importante agire a livello comunitario e che la comunità stessa comprenda le implicazioni di questo fenomeno in termini di violazione di diritti fondamentali della persona, delle donne in particolare, e che si faccia portatore di un cambiamento a livello comunitario.

D. - Senz’altro, sradicare la credenza per la quale chissà quale valore avrebbe far subire a una bambina una mutilazione genitale ma soprattutto forse anche far sapere i danni dal punto di vista sanitario, psicologico e fisico che le bambine subiscono…

 


R. - Spesso si nascondono un po’ quali sono le vere conseguenze di queste pratiche, che hanno effetti devastanti dal punto di vista della salute delle bambine e delle donne anche in età avanzata, non soltanto da bambine. Per esempio, possano portare complicazioni durante il parto, perfino alla morte della madre e del bambino stesso al momento del parto. Ovviamente queste conseguenze vengono spesso minimizzate all’interno delle comunità, si dice che non fa così male. Quindi, su questo ovviamente ci vuole una sensibilizzazione ma anche una sensibilizzazione su altre credenze. Per esempio, in alcuni Paesi si pensa che le donne che non sono mutilate siano più propense a tradire il marito. Ci sono stereotipi di genere che vanno destrutturati e questo si fa partendo sempre dalla sensibilizzazione, dal dialogo. Spesso, affrontare anche direttamente la problematica non è poi così efficace. Nella nostra esperienza noi partiamo da altre problematiche, come per esempio la diffusione dell’Hiv e dell’Aids a cui anche la pratica delle mutilazioni genitali femminili contribuisce. Quindi, iniziando a parlare di lotta all’Aids, creando un dialogo iniziale con le comunità, poi si può allargare il discorso più in generale sulle pratiche lesive dei diritti delle donne quali i matrimoni precoci, le mutilazioni genitali… Da lì, si inizia un dibattito più approfondito e si arriva più in profondità, anche guadagnando la fiducia della comunità.

 

 
 
 




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28 settembre 2012
67ma ASSEMBLEA GENERALE DELL'ONU

Violenza contro le donne, l'Italia firma
la Convenzione europea dopo 18 Paesi

Il sottosegretario Dassù a Strasburgo con il ministro Fornero:

«All'Onu una risoluzione sulle mutilazioni genitali»

 
     

STRASBURGO - «La firma dell'Italia della convenzione del Consiglio d'Europa contro la violenza nei riguardi delle donne è molto importante perché questo testo è stato già firmato da tuttii grandi paesi europei, nostri partner, e tra un mese dovrebbe essere firmata anche dalla Polonia». Lo ha spiegato il sottosegretario agli esteri Marta Dassù che oggi ha accompagnato il ministro Fornero a Strasburgo per la firma della convenzione. Il testo è stato già firmato da Germania, Francia, Spagna, Gran Gretagna, oltre che da altri 18 paesi, e ratificato già dalla Turchia. Il sottosegretario ha inoltre aggiunto che l'Italia si sta muovendo su due questioni a cui la convenzione del Consiglio d'Europa fa esplicito riferimento: le mutilazioni genitali femminili e il maggiore potere delle donne.

In particolare l'Italia sta promuovendo la presentazione all'Assemblea generale delle Nazioni Unite di una risoluzione da parte dei paesi africani sulla questione delle mutilazioni genitali. Mentre allo stesso tempo ha aderito all'iniziativa lanciata dal segretario di Stato americano Hillary Clinton di formare un network di paesi intenzionati a promuovere l'accesso delle donne alla politica, nell'economia e il
sociale.




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17 luglio 2012
GRAN BRETAGNA

Londra, il governo in prima linea contro le mutilazioni genitali

 
Le chiamano le vacanze FGM (female genital mutilation), ogni anno migliaia di bambine britanniche vengono portate in Africa per essere sottoposte alla clitoridectomia o, peggio ancora, all’infibulazione, una pratica che prevede la cucitura della vulva. Ora il governo di Cameron ha deciso di porre uno stop deciso dopo che una campagna del Sunday Times aveva rivelato che alcuni dottori si offrivano di “operare” le piccole anche in Gran Bretagna dove le FGM sono totalmente illegali.

 C ome sempre l’arma migliore è l’informazione. Nelle scuole e negli ospedali saranno distribuiti dei depliant che spiegano le pene previste, fino a 14 anni di prigione, per i medici che si prestano a compiere l’orribile operazione e anche per i genitori che portano le figlie all’estero per sottoporle a questa tortura. Il governo britannico è convinto che le bambine si presenteranno a casa con il depliant e lo sventoleranno sotto il naso di mamma e papà per ricordare loro quello che rischiano.

Il ministro degli Interni e quello degli Esteri invieranno anche alcuni funzionari in Kenya per mettere in allerta ambasciate e consolati. Jane Ellison, la deputata conservatrice paladina di questa battaglia, ha detto: “Il messaggio deve essere molto chiaro: queste sono ragazze britanniche e l’FGM è illegale per la nostra legge sia in patria che all’estero”.

Ma le organizzazioni che si battono contro le FGM chiedono azioni ancora più decise. “Soltanto quando le comunità sapranno con certezza che chi viola la legge non può farla franca, solo allora le ragazze di questo Paese saranno protette da questo crimine orribile” ha spiegato al Sunday Times Efua Dorkenoo di Equality Now.

Si calcola che siano centomila le donne mutilate in Gran Bretagna.

(www.lepersoneeladignita.corriere.it)

 





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Una società nasce dall’unione di individui che stabiliscono leggi e norme per governare se stessi in relazione agli altri ed ottenere da questi rapporti vantaggi e benefici che non otterrebbero individualmente.
Le Leggi, per loro natura intrinseca, devono seguire il corso dell’evoluzione umana per salvaguardare il diritto di ogni individuo di esercitare i propri diritti all’interno del proprio gruppo sociale.
La legge 7/2006 rappresenta nel panorama normativo italiano ed internazionale un mezzo di difesa e prevenzione.
L’ordinamento giuridico italiano si è dotato di uno strumento non solo repressivo, ma necessario e utile per creare una nuova cutura di diritti, un nuovo modo di entrare nella comunità.
Affinché nel nostro Paese nessuno debba mai più pagare un prezzo per la propria esistenza.


Federica Mancinelli

(Tutti i testi - salvo altra indicazione - sono tratti da "LA LEGGE CONSOLO PER LA PREVENZIONE E IL DIVIETO DELLE PRATICHE DI MUTILAZIONE GENITALE FEMMINILE", Federica Mancinelli, Giugno 2006)




IL CANNOCCHIALE