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LaLeggeConsolo
Per le Donne, per la Giustizia
31 maggio 2010
MEDICINA DEL BENESSERE
 

A Lugano il primo simposio di Medicina del benessere

L'evento e' stato realizzato dall'Associazione Insubrica di Medicina Anti-aging

Lugano - La promozione della salute, il concetto di benessere psico-fisico e la correzione “positiva” dei fattori di rischio sono i principi su cui si basa l'AIMAA (Associazione Insubrica di Medicina Anti-aging) presieduta dal Dr. Walter Beolchi.

L'associazione conta, fra i soci, persone che lavorano in ambito di
salute con formazione diversa: medici, infermieri, farmacisti, biologi, informatori del farmaco, ma a anche massaggiatori, fisioterapisti ed estetisti. L'evento realizzato ha voluto comunicare in modo multidisciplnare la filosofia dell'associazione: fra i temi trattati, le modificazioni ormonali nell'uomo e nella donna, l'alimentazione, la promozione all'attività sportiva, ma anche tematiche relative alla salute sessuale.

Riguardo quest'ultimo tema, l'attenzione è stata posta in prima persona dal Dr. Beolchi (medico di medicina generale) e dalla dottoressa Rossella Radice (specialista in urologia) entrambi con formazione in sessuologia clinica con una comunicazione riguardante le principali disfunzioni sessuali legate all'età. I professionisti hanno chiarito le modificazioni legate all'età correlate con cambiamenti relativi alla sfera sessuale e i veri e propri distress sessuali; sono stati, inoltre, illustrati i principali principi terapeutici che guidano a una possibile soluzione.

Il Dr. Brighetti, biologo e nutrizionista, ha affrontato in modo chiaro ed esauriente il tema realtivo ai principali antiossidanti contenuti nei cibi e il meccanismo d'azione nella cura di molte patologie.

E' stato inoltre trattato anche il delicato tema delle MGF (Mutilazioni Genitali Femminili) con la proposta di un caso clinico trattato in modo interattivo da urologo e psicologo, entrambi con formazione in sessuologia clinica.

Temi tutti attuali ed interessanti, che ha visto il dr. Beolchi e la dr.ssa Radice, riporoporre a Mendrisio e a Lugano in occasione della fiera T-sana.

RR
www.errenderre.it
19/5/2010



 




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31 agosto 2009
CONSEGUENZE PSICO-FISICHE
 

L'escissione provoca più problemi durante il parto

Le donne che hanno subito mutilazioni genitali corrono rischi maggiori di complicazioni durante il parto. È quanto ha messo in luce uno studio condotto all'Inselspital di Berna.

L'equipe di Annette Kuhn, primario del dipartimento di ginecologia dell'ospedale bernese, ha seguito durante la gravidanza ed il parto 122 donne, provenienti principalmente da Somalia, Sudan e Etiopia. I risultati, pubblicati recentemente nella rivista BJOG/An International Journal of Obstetrics and Gynaecology, sono poi stati paragonati con quelli di un gruppo di 110 donne della stessa età che non avevano subito un'escissione.

Dallo studio è emerso che il tasso di interventi cesarei urgenti (18 nel primo gruppo, tre nel secondo) e di lesioni gravi al perineo (9/1) sono nettamente più elevate tra le donne che hanno subito mutilazioni genitali.

La differenza è da imputare soprattutto al fatto che gli esami durante le contrazioni sono più difficili da effettuare sulle donne escisse. Per questa ragione i medici devono più spesso optare per un parto cesareo.

Le lesioni al perineo sono invece dovute soprattutto alle cicatrici prodotte dall'infibulazione, ossia la cauterizzazione delle grandi labbra e la cucitura della vulva, effettuata spesso con l'escissione. "Il tessuto diventa in questo modo meno elastico e si dilata meno durante il parto", ha spiegato Annette Kuhn.

swissinfo.ch e agenzie




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28 marzo 2009
L'ESPERTO
 
Circoncisi più difesi
dalle malattie sessuali
In Usa sono l’80%


La circoncisione come protezione dall`infezione da Hiv, Papillomavirus e Herpes. La conferma che l`asportazione del prepuzio riduce il rischio di contagio non solo dal virus dell`Aids, ma anche da altre malattie sessualmente trasmesse, arriva da uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine.

La ricerca in tre Paesi africani, dove la pratica è più diffusa per motivi religiosi, aveva già in precedenza accertato che, nel caso dell`Hiv, la rimozione chirurgica della pelle che ricopre il glande era strettamente legata ad una minor incidenza dei casi di infezione di circa il 60%. Allargando l`analisi ad altre malattie veneree, i ricercatori della Johns Hopkins University hanno provato che la circoncisione è correlata anche ad una diminuzione del 35% dei casi di Hpv, il Papillomavirus umano, e del 28% di Herpes.

Un legame che si riscontra in molti studi, spiega a Salute24 Giampiero Carosi, direttore dell`Istituto malattie infettive e tropicali dell`Università di Brescia e presidente della SIMaST (la Società per lo studio delle malattie sessualmente trasmissibili). "Il prepuzio è un componente del pene particolarmente fragile e ricco di cellule immunocompetenti, come macrofagi e linfociti , che durante l`atto sessuale e lo sfregamento tra gli organi genitali risulta più soggetto a traumatismi", chiarisce l`infettivologo. Le escoriazioni sono quindi porte aperte all`ingresso di un agente infettivo e le cellule immunitarie sono più ricettive al contagio di malattie come l`Hiv, l`herpes o il papilloma virus. Quest`ultimo non è solo la causa del 70% dei tumori al collo dell`utero per le donne. Anche negli uomini è causa di neoplasie e verruche ai genitali. L`herpes, dal canto suo, è un fattore di rischio per il contagio da Hiv.

Diverso è il caso della sifilide. La circoncisione non ne diminuirebbe le possibilità di contagio. "E questo perché - spiega Carosi - si tratta di una malattia ulcerativa, in cui la mancanza del prepuzio è meno determinante, in quanto tutto l`organo genitale è esposto ugualmente al rischio". Il nuovo studio è stato condotto in Uganda su circa 3400 uomini, metà dei quali circoncisi. Tutti sono stati seguiti con un programma di informazione sull`Hiv e sull`uso dei preservativi."L`importante - spiegano i ricercatori inglesi - è sapere che la protezione della circoncisione è solo parziale e resta decisiva la promozione del sesso protetto".

Negli Stati Uniti, l`associazione che riunisce i pediatri sta pensando a nuove linee guida per incrementare la pratica della circoncisione sui neonati. Già adesso, negli Usa, il 79% degli uomini è circonciso. Alla base c`è il melting-pot religioso ed etnico, commenta Carosi. "Difficile però pensare che una circoncisione di massa abbia un impatto epidemiologico rilevante". Per molte religioni la circoncisione è un rito di passaggio, un fenomeno che con l`immigrazione tocca da vicino anche l`Italia. "Bisogna contrastare in ogni modo le mutilazioni genitali - dice lo specialista -, come l`infibulazione, che ha risvolti pesanti dal punto di vista sanitario e psicologico sulla donna, mentre la circoncisione va incoraggiata".

Autore: Cosimo Colasanto

(www.ilsole24ore.com)




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13 marzo 2009
APPROFONDIMENTI

Il dramma dell’infibulazione:
a chi rivolgersi per affrontarlo

di Laura Venuti
Ogni anno tre milioni di bambine sono costrette a subirle. Nel mondo è gia successo a un numero di donne tra cento e centoquaranta milioni. E in Italia il problema interessa più di novantamila immigrate. Sono questi i numeri delle mutilazioni genitali, un problema che interessa quasi esclusivamente donne che provengono dall’Africa e dal Medio Oriente, e che è arrivato nel nostro paese insieme alle ondate migratorie. Ecco cosa sono le mutilazioni genitali femminili, perché vengono fatte e, soprattutto, quale tipo di assistenza è garantita in Italia alle donne che le hanno subite e che, oltre al trauma fisico, devono fare i conti anche con quello psicologico.

Cosa sono Le mutilazioni genitali sono tutte quelle pratiche di rimozione o modifica degli organi genitali femminili che vengono effettuate non per motivi sanitari ma per ragioni culturali, spirituali e religiose, sessuali o – nella convinzione delle popolazioni che la praticano - igieniche. Vengono praticate soprattutto nell’Africa subsahariana, con punte di diffusione tra l’80 e il 90% in paesi come Egitto, Sudan, Somalia, Eritrea ed Etiopia, e in Medio Oriente. Secondo la classificazione dell’Organizzazione mondiale della sanità esistono quattro diversi tipi di mutilazione, dall’escissione, cioè la rimozione del prepuzio o di parti del clitoride, all’infibulazione, cioè la chiusura del canale vaginale. Il tipo di mutilazione che viene praticata varia da paese a paese e a seconda dell’etnia, e così anche l’età. E’ sempre la famiglia a imporre alle bambine queste pratiche, che poi nella maggior parte dei casi vengono realizzate in condizioni igieniche precarie da una donna anziana del villaggio.

Le conseguenze per la salute Le mutilazioni causano complicanze a breve, medio e lungo termine legate soprattutto a patologie infiammatorie, ostetriche, psico-sessuali e a cicatrici che condizionano la salute della donna e del neonato.

Quante donne hanno subito o rischiano di subire le mutilazioni in Italia Secondo una stima del ministero della Salute, che nel marzo 2007 ha emanato le linee guide per la prevenzione e la riabilitazione di donne e bambine sottoposte a mutilazione, le donne interessate dal problema sarebbero oltre novantatremila. Una cifra che comprenderebbe sia le donne che hanno subito mutilazione che le bambine a rischio.

(www.kataweb.it)



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7 aprile 2008
LE LINEE GUIDA DEL MINISTERO DELLA SALUTE
 
 

Uno strumento operativo contro le mutilazioni genitali femminili

Riprendiamo da "kila - il punto di vista delle donne", sito promosso dalla Commissione per le pari opportunità e dalla consigliera per la parità della Regione Piemonte, la seguente nota informativa.

Più informazione per combattere le mutilazioni genitali femminili (MGF), una pratica diffusa in oltre venti paesi soprattutto africani, che con l’immigrazione è arrivata anche in Italia. Il Ministero della Salute ha pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 25 marzo le linee guida per le figure professionali che operano a contatto con le donne che provengono da paesi a rischio.

Si tratta di uno strumento operativo previsto dalla legge, che mira a potenziare e orientare l’attività di prevenzione, assistenza e riabilitazione alle donne e alle bambine esposte a questa pratica dolorosa e rischiosa, condannata dalle Nazioni Unite e dall’Unione Europea.

Le linee guida partono dalla descrizione delle MGF, definite come “le forme di rimozione parziale o totale dei genitali femminili esterni o altre modificazioni indotte agli organi genitali femminili, effettuate per ragioni culturali o altre ragioni non terapeutiche” e ne illustrano i vari tipi, elencano i Paesi nei quali vengono praticate, raccontano le origini storico-culturali del fenomeno e ne descrivono le conseguenze sulla salute fisica e psichica delle donne. In particolare, contengono diverse raccomandazioni al personale sanitario sui comportamenti da tenere in ambito ginecologico e ostetrico: si sottolinea l’importanza della conoscenza del fenomeno da parte degli operatori, l’approccio multidisciplinare comprendente il sostegno psicologico, la delicatezza necessaria nell’approccio con la paziente e nell’esecuzione di viste e interventi. Vengono descritte le tecniche di deinfibulazione, necessarie per rendere possibile il parto naturale, e l’assistenza da prestare durante la gravidanza. Altri consigli riguardano i mediatori linguistico–culturali, gli assistenti sociali e gli insegnanti, chiamati a porre una particolare attenzione ai segnali che potrebbero arrivare loro da alunne straniere “a rischio”.

In Italia, secondo le stime del Ministero della Salute, le donne immigrate che hanno subito o che rischiano la mutilazione genitale sono circa 90mila, soprattutto egiziane e senegalesi. Le bambine sarebbero circa 400, le ragazzine dai 14 ai 18 anni 3mila500, poco più di 60mila le donne dai 19 ai 40 anni e circa 26mila quelle con oltre 40 anni. Le donne che sono state certamente sottoposte a questa pratica sono almeno ventimila.

La legge n. 7 del 2006 (N.d.R. La "Legge Consolo") ha introdotto nel codice penale il reato di pratica di MGF e previsto severe sanzioni. Per chi pratica le mutilazioni è prevista la detenzione da 4 a 12 anni, la pena aumenta di un terzo quando la vittima è una minorenne e l’autore è punibile anche quando l’intervento è eseguito all’estero su una cittadina italiana o straniera residente in Italia. Il personale medico rischia la radiazione dall’albo e la sospensione dell’esercizio della professione.

Il Ministero ha anche effettuato una ricognizione dei servizi offerti a livello regionale a donne e bambine sottoposte a pratiche di mutilazione genitale, attraverso la somministrazione di un questionario inviato alle Regioni a dicembre 2006. E’ emerso che questa tematica è presente nella programmazione sanitaria di tredici regioni, ma solo otto dispongono di strutture territoriali dedicate, e che su 43 presidi attivi in Italia ben 30 si trovano in un’unica regione, l’Emilia Romagna.

Il Piemonte non figura tra le regioni che si occupano specificamente del problema, nè a livello di pianificazione, nè a livello di strutture operative. Anche il nuovo Piano Sanitario Regionale 2007-2010, approvato a fine 2007, che pure dedica un capitolo alla salute della popolazione immigrata e prevede “la presenza di mediatrici interculturali specificamente preparate a farsi carico delle problematiche emergenti nei servizi materno-infantili”, non fa cenno a questo specifico problema: un’omissione cui sarà bene porre riparo.

Approfondimenti su www.kila.it Le linee guida (PDF, 303 KB) La ricognizione dei servizi MGF nel dicembre 2006 (PDF, 308 KB) La giornata mondiale contro le MGF, celebrata il 6 febbraio.


(WWW.ILPAESEDELLEDONNE.IT)




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20 novembre 2007
GIORNATA MONDIALE DEI DIRITTI DELL'INFANZIA
 

Primo diritto dei bambini e delle bambine: vivere

 

 

(Roma) Diciotto anni fa veniva stipulata la Convenzione Onu sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza che si celebra oggi. Uno strumento di diritto di grande portata, che doveva segnare una svolta nel modo in cui la comunità internazionale guarda ai diritti di bambini e adolescenti: da oggetti di tutela a soggetti di diritto. Ma la Convenzione, siglata da 193 Paesi del mondo, resta ancora oggi disattesa e violata, perché sono ancora milioni nel mondo,  i bambini e le bambine che subiscono gravi violazioni.

Soprattutto, i bambini, sono le prime vittime dei conflitti armati. Lo ricorda l’Unicef – che ha il compito di garantire e promuovere l'effettiva applicazione della convenzione sui diritti dell’infanzia negli Stati che l'hanno ratificata -, evidenziando come nella nuova realtà delle guerre moderne, “l'obiettivo non sembra più la conquista di territori, ma la distruzione a tutti i costi del nemico, e in tale ottica donne e bambini non sono più soggetti neutrali, ma obiettivi la cui uccisione, violazione e umiliazione risulta funzionale allo scopo di annientare un gruppo etnico, religioso o comunque avverso”.

Nell'ultimo decennio, riferisce l'organizzazione Onu, oltre 2 milioni di bambini sono morti come effetto diretto di conflitti armati, 6 milioni sono rimasti disabili o gravemente feriti, più di 1 milione orfani o separati dalle famiglie, mentre ogni anno tra 8.000 e 10.000 bambini vengono uccisi o mutilati da mine e ordigni inesplosi. E il terrorismo ha accresciuto la vulnerabilità dei bambini: se il massacro di Beslan è stato il più grave attacco terroristico volutamente diretto contro dei bambini, una delle maggiori preoccupazioni odierne riguarda l'uso di minori per attentati suicidi, per lo più Dal 1990 ad oggi il 90% delle vittime di guerra sono stati civili, l'80% donne e bambini, che muoiono non solo in seguito ai combattimenti, ma anche per malattie e malnutrizione.

Il nuovo rapporto del Rappresentante Speciale del Segretario Generale dell'Onu per i bambini nei conflitti armati e dell'Unicef, realizzato a 10 anni dal primo studio di Graca Machel "L'impatto delle guerra sui bambini", sottolinea che la guerra viola tutti i diritti dell'infanzia: il diritto alla vita, alla salute e alla nutrizione, all'istruzione e alla protezione, a vivere in famiglia e nella propria comunità, a crescere sani e a sviluppare la propria personalità.

"Nonostante il consenso suscitato dalla Convenzione, - sottolinea l’organizzazione - in molte regioni del mondo i diritti dell’infanzia non vengono applicati. Spesso i bambini non hanno accesso ai centri sanitari, non frequentano la scuola, sono denutriti e sono esposti alla violenza”. Ma certo il "primo diritto” resta quello alla vita.

Un diritto ancora disatteso se si guardano le cifre della mortalità infantile nel mondo: 7 milioni di bambini sotto i 5 anni, in media nel mondo, morti quest’anno,ogni giorno.

Tra le cause principali i problemi neonatali (37%), infezioni gravi come polmonite e sepsi, ma anche polmonite, diarrea, malaria. Il 4% muore a causa del morbillo, il 3 per Hiv/Aids. Il 53% delle morti di bambini sotto i 5 anni sono collegate alla malnutrizione come concausa. La regione con la più alta mortalità è Africa occidentale e centrale: 190 su 1.000 nati vivi, il paese Sierra Leone, 282 su 1.000 nati vivi. Già dal 2001 – 2002 l’Unicef ha definito una iniziativa pilota, “Iniziativa accelerata per la sopravvivenza e lo sviluppo dell’infanzia” che consiste essenzialmente in un pacchetto integrato di interventi applicati (dalla vaccinazione alla somministrazione di vitamine) mirato a raggiungere capillarmente tutte le aree e i villaggi, anche i più sperduti. E’ stato testato inizialmente nelle aree rurali di 11 paesi dell’Africa occidentale e centrale (Senegal, Ghana, Mali, Benin, Gambia, Burkina Faso, Camerun, Ciad, Niger, Guinea Bissau, Guinea Conakry) nel periodo 2002-2004. I risultati del biennio hanno indicato, nell’insieme delle aree campione, una riduzione della mortalità 0-5 anni intorno al 20 %.  

I bambini, ancora, sono vittime di ogni genere di abuso: 1,2 milioni coinvolti nel traffico di esseri umani. 1 milione detenuti. Almeno 8 milioni vivono in istituti d’accoglienza. La maggior parte a causa della disintegrazione della famiglia, di situazioni di violenza domestica o delle condizioni socio-economiche dei genitori.

In tutto il mondo, almeno 53.000 bambini sono stati assassinati nel 2002; il tasso di omicidi di bambini nel 2002 era due volte maggiore nei paesi a basso reddito di quello registrato nei paesi ad alto reddito. Tra 133 e 275 milioni i bambini che assistono a violenze familiari. Nel 2002, 150 milioni di bambine e 73 milioni di bambini sono stati sottoposti a rapporti sessuali forzati o ad altre forme di violenza fisica. Secondo studi condotti in 21 paesi (la maggior parte dei quali industrializzati), tra il 7 e il 36% delle donne e tra il 3 e il 29% degli uomini afferma d’essere stato vittima di abusi sessuali durante l’infanzia. La gran parte degli abusi avviene in ambito familiare.

Circa 317 milioni di bambini tra 5 e 17 anni sono “economicamente attivi”; di essi, 218 milioni possono considerarsi bambini lavoratori; di questi ultimi, 126 milioni sono ingaggiati in lavori pericolosi. I bambini che lavorano in casa sono estremamente vulnerabili allo sfruttamento e all’abuso. Secondo stime dell’Ilo, ci sono molte più ragazze sotto i 16 anni impiegate in lavori domestici che in qualsiasi altro settore lavorativo. 5,7 milioni di bambini vengono costretti a lavori forzati o in schiavitù.

Dati raccolti tra il 1986 e il 2005 mostrano che nei paesi in via di sviluppo, il 36% delle donne di età compresa tra i 20 e i 24 anni risultavano sposate o conviventi prima dei 18 anni di età. Il matrimonio delle bambine è più comune in Africa sub–sahariana e in Asia meridionale. 14 milioni di adolescenti tra i 15 e i 19 anni, ogni anno, danno alla luce un figlio.

130 milioni di donne e bambine, ancora, sono state sottoposte a mutilazione o a qualche altra forma di taglio dei genitali. Le mutilazioni vengono praticate prevalentemente su bambine tra i 4 e i 14 anni, tuttavia in alcuni paesi vengono operate bambine con meno di un anno di vita, come accade nel 44% dei casi in Eritrea e nel 29% dei casi nel Mali. Le mutilazioni sono diffuse principalmente nei paesi compresi tra l’Africa occidentale e l’Africa Orientale, dal Senegal alla Somalia, fino a toccare lo Yemen in Medioriente, ma la pratica coinvolge anche alcune zone del Sud est Asiatico. Inoltre, rapporti dall’Europa, dal Nord America e dall’Australia indicano che la mutilazione genitale femminile viene praticata anche in questi Paesi (e anche in Italia), tra le comunità d’immigrati.

A 115 milioni di bambini è negato il diritto all’istruzione, e sono soprattutto le bambine a non poter frequentare la scuola. Le cause: carenza di insegnanti donne, eccessiva distanza della scuola dalle abitazioni, ma anche pregiudizi. Più del 53% dei bambini che, nel mondo, non frequentano la scuola primaria sono bambine; per ogni 100 ragazzi che non frequentano la scuola, ci sono 115 ragazze nella stessa situazione. Sia i maschi che le femmine devono spesso superare ostacoli nell'accesso all'istruzione: tuttavia, di norma, e a parità di altri fattori, gli ostacoli che incontra una bambina sono più frequenti e penalizzanti.

Ad aggravare la situazione ci sono a volte leggi arretrate che, ad esempio, impediscono ad una ragazza che ha dato alla luce un figlio di tornare a frequentare la scuola. Eppure, proprio le ragazze che hanno ricevuto un’educazione possono essere la chiave per spronare le nuove generazioni a frequentare la scuola. E l’istruzione femminile è, secondo tutte le ricerche condotte, il fattore fondamentale per migliorare la condizione dei bambini e per far progredire una società.

La guerra, in special modo impedisce a bambini e bambine l’accesso all’istruzione, denuncia ancora Save the Children, l’associazione che nel 1923 ha contribuito in modo rilevante alla stesura della Dichiarazione di Ginevra, la prima carta internazionale a difesa e protezione dell'infanzia.

"La Giornata mondiale dell'infanzia riveste per noi un significato particolare- commenta Valerio Neri, direttore generale di Save the Children Italia - Tuttavia all'orgoglio di aver dato un contributo fondamentale al riconoscimento formale dei diritti dei bambini si affianca la consapevolezza che il lavoro e' ben lontano dal concludersi, perché milioni di bambini non vedono riconosciuti i loro diritti".

(Delt@ Anno V°, N. 239  del 20 novembre  2007)




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29 ottobre 2007
MODALITA', EFFETTI E CONSEGUENZE PSICO-FISICHE
 di Federica Mancinelli
 
Il termine “infibulazione” deriva dal latino fibula, la spilla utilizzata per agganciare la toga romana. Essa veniva utilizzata nei tempi antichi anche per impedire i rapporti sessuali tra gli schiavi (fissando le grandi labbra delle donne e il prepuzio degli uomini) e per preservare le fedeltà delle schiave verso i loro padroni.

Attualmente, al “rito” dell’infibulazione partecipano solo donne. Il taglio degli organi genitali viene compiuto da una donna anziana (una chiromante o una levatrice) che procede all’operazione dietro un alto compenso monetario.

Nella maggior parte dei casi viene praticata su bambine dai 2 agli 8 anni, ma l’intervallo di età aumenta nei diversi Paesi (ad esempio, nel Sud della Nigeria si pratica sulle neonate, in Uganda sulle adolescenti, in Somalia sulle bambine).

La bambina viene immobilizzata a gambe divaricate, il taglio viene effettuato senza alcuna anestesia o sostanza disinfettante, tramite un paio di forbici o un coltello, una scheggia di metallo o un pezzo di vetro.

Le ferite vengono suturate con spine di acacia o fili di seta e cicatrizzate con sostanze naturali (succo di limone, erbe aromatiche, tuorlo d’uovo, ceneri), spesso causa di infezioni violente e mortali. A questo si aggiungono la possibilità che l’operazione, condotta da mani inesperte, danneggi anche altri organi e le complicazioni al momento del parto che possono portare alla morte della madre e del figlio.

Dopo l’operazione, le gambe vengono legate e immobilizzate per alcune settimane per consentire la guarigione della ferita.

 

Attraverso questa pratica i rapporti sessuali vengono resi impossibili fino alla defibulazione[1], effettuata direttamente dallo sposo prima del matrimonio o della prima notte di nozze per consentire la penetrazione e conservare la verginità della donna[2].

Dopo ogni parto viene praticata una nuova infibulazione (“reinfibulazione”[3]), al fine di ripristinare la situazione prematrimoniale.

Le conseguenze psico-fisiche sono devastanti: i rapporti sessuali diventano difficili e molto dolorosi, la donna perde quasi completamente la capacità di provarne piacere. Molto spesso la vittima è affetta da ritenzione urinaria, cistiti molto gravi (accompagnate da una dolorosa difficoltà nella minzione), infezioni vaginali, shock emorragico, frigidità.



[1] “La defibulazione è la procedura che si attua per accrescere l’apertura dell’orifizio lasciata al momento dell’infibulazione. Questa comporta un’incisione nella cicatrice dell’infibulazione, creando un’apertura, con la rimarginazione delle rimanenti labia majora. Ciò riduce la possibilità di future complicazioni e aiuta ad eliminare alcuni problemi cronici. Spesso  è effettuata quando una donna sta per sposarsi, ma è frequentemente posticipata fino al momento del parto” (tratto da “Mutilazioni dei genitali femminili”, AIDOS, Associazione Italiana Donne per lo Sviluppo, 2000).

 

[2] In Somalia l’età normale per un matrimonio è 12-16 anni, qualche anno dopo l’infibulazione (la poligamia è permessa e il divorzio facile da ottenere). Il matrimonio è organizzato dalla famiglia della sposa in cambio di denaro o merci. Dopo che l’affare è stato concordato, la madre o la sorella dello sposo esaminano la ragazza per constatare se l’infibulazione è intatta (poca importanza viene data all’imene che è difficile da visualizzare). Il matrimonio è impossibile da consumare a causa della barriera generata chirurgicamente. Allora lo sposo o i parenti della sposa allargano l’apertura vaginale con un piccolo coltello così che i rapporti sessuali possano avere luogo. E’ responsabilità delle parenti femminili dello sposo esaminare la sposa poche settimane prima del matrimonio e, se necessario, allargare l’apertura vaginale (da www.benessere.com /sessuologia, 2004).

 

[3] “La reinfibulazione è la procedura attraverso la quale le labbra della vagina vengono ricucite insieme dopo il parto. Questo ulteriore taglio e suturazione accresce la mancanza di elasticità del perineo. A volte è richiesta dal marito o dalla donna stessa. Spesso comporta un ulteriore rstringimento dell’apertura. La ripetizione di defibulazione e reinfibulazione può causare danni per tutta la vita” (tratto da “Mutilazioni dei genitali femmnili”, AIDOS, ibidem).

 




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Una società nasce dall’unione di individui che stabiliscono leggi e norme per governare se stessi in relazione agli altri ed ottenere da questi rapporti vantaggi e benefici che non otterrebbero individualmente.
Le Leggi, per loro natura intrinseca, devono seguire il corso dell’evoluzione umana per salvaguardare il diritto di ogni individuo di esercitare i propri diritti all’interno del proprio gruppo sociale.
La legge 7/2006 rappresenta nel panorama normativo italiano ed internazionale un mezzo di difesa e prevenzione.
L’ordinamento giuridico italiano si è dotato di uno strumento non solo repressivo, ma necessario e utile per creare una nuova cutura di diritti, un nuovo modo di entrare nella comunità.
Affinché nel nostro Paese nessuno debba mai più pagare un prezzo per la propria esistenza.


Federica Mancinelli

(Tutti i testi - salvo altra indicazione - sono tratti da "LA LEGGE CONSOLO PER LA PREVENZIONE E IL DIVIETO DELLE PRATICHE DI MUTILAZIONE GENITALE FEMMINILE", Federica Mancinelli, Giugno 2006)




IL CANNOCCHIALE