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LaLeggeConsolo
Per le Donne, per la Giustizia
22 maggio 2014
EGITTO

PER LA PRIMA VOLTA MEDICO A PROCESSO

Raslan Fadl deve rispondere della morte della 13enne Sohair in seguito a un intervento di mutilazione genitale femminile. Nel Paese la pratica è illegale dal 2008

 

Sohair al-Bata’a, morta a 13 anni a causa di un intervento di mutilazione genitale femminile  Sohair al-Bata’a, morta a 13 anni a causa di un intervento di mutilazione genitale femminile
 

Il dottor Raslan Fadl ha sempre negato le accuse a suo carico e ha spiegato che Sohair al-Bata’a è morta per una reazione allergica alla penicillina. «Quale circoncisione? Non c’è stata alcuna circoncisione. È tutto un complotto di questi cani», ha detto il medico accusando gli attivisti per i diritti umani. Ma la stessa nonna della vittima ha ammesso che c’è stato un intervento di mutilazione genitale, anche se si è detta contraria alla decisione di portare il caso in tribunale. «Era il destino di Sohair - ha detto -. Cosa possiamo fare? Lo ha deciso Dio».

 

 

Pratica in calo

Una manifestazione contro le Mgf nel 2007 in Kenya (Ansa)
Una manifestazione contro le Mgf nel 2007 in Kenya (Ansa) Secondo l’Unicef il 91 per cento delle egiziane che hanno tra i 15 e i 49 anni e sono sposate, è stato sottoposto a un intervento di mutilazione genitale femminile, il 72 per cento ad opera di medici. I dati dimostrano però che il ricorso alla pratica è in calo: ha subito gli interventi il 63 per cento delle donne nel 2008 contro l’82 del 1995. Ma nelle zone rurali, dove è inferiore il livello di istruzione, la popolazione sostiene ancora l’utilità delle mutilazioni genitali femminili. Si pensa che preservino le donne dall’adulterio (frenando il loro piacere sessuale) oppure che siano un rito di iniziazione all’età adulta; o ancora che addirittura favoriscano la fertilità. «Noi circoncidiamo tutte le nostre figlie, fa bene alle ragazze», ha dichiarato al Guardian Naga Shawky, casalinga di 40 anni che vive nello stesso villaggio dove viveva Sohair. «La legge non ci fermerà. Così hanno fatto i nostri nonni e così faremo noi», ha aggiunto la donna. Mostafa, contadino di 65 anni, non sapeva nemmeno che le mutilazioni genitali femminili fossero state vietate. «Tutte queste ragazze sono circoncise. Ora cosa dovrebbe succedere? - si chiede - le nostre due figlie sono circoncise. Si sono sposate e hanno avuto figlie circoncise a loro volta».

Questione culturale, non religiosa

Per tanti, compresi gli abitanti del villaggio di Sohair, le mutilazioni genitali femminili sono legate ai precetti della religione islamica ma non è così (tant’è che nello stesso villaggio la pratica è seguita anche dalle comunità cristiane). «È una questione culturale e non islamica», spiega Suad Abu-Dayyeh, rappresentante regionale del gruppo per i diritti umani «Equality Now». «In Sudan e in Egitto la pratica è diffusa. Ma nella maggior parte dei Paesi arabi le persone non pensano sia una questione religiosa - continua Suad Abu-Dayyeh - E infatti c’è una fatwa che vieta le mutilazioni genitali femminili». Ecco perché questo processo in Egitto contro il dottor Fadl - appena iniziato e aggiornato al prossimo 19 giugno - è importante e potrà contribuire a cambiare un po’ le cose.

 

(www.corriere.it, Angela Geraci)

 




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6 febbraio 2014
GIORNATA MONDIALE CONTRO LE MUTILAZIONI GENITALI FEMMINILI

INFIBULAZIONE, CONSOLO: “UNA BATTAGLIA EUROPEA CONTRO LE MUTILAZIONI GENITALI


”Roma – “La lotta contro le mutilazioni genitali femminili deve diventare una battaglia europea: il nostro Continente e le nostre civiltà non possono piàù tollerare nei propri territori questo vero e proprio crimine contro l’umanità” – è quanto dichiara oggi Giuseppe Consolo, esponente della Fondazione “LiberaDestra” e padre della legge italiana per la prevenzione il divieto delle mutilazioni genitali femminili.

“Il prossimo 6 Febbraio” – dichiara Consolo – “celebreremo tutti la Giornata Mondiale contro questo orribile delitto contro la persona, punito penalmente nel nostro Paese fin dal 2006. Ma una vera politica di integrazione europea non può consentire che la legislazione e l’azione giudiziaria su questi temi non sia armonizzata e uniforme: mentre in Francia ci sono state già più di 100 persone condannate, in Gran Bretagna non è mai stato celebrato nemmeno un processo relativo a questa fattispecie di reato”.

“La vera prevenzione” – conclude Consolo – “dev’essere sicuramente culturale e sociale per portare tutti e soprattutto comunità familiari e sociali alla piena consapevolezza, tappa necessaria per aver coraggio di denunciare e di proteggersi. Ma certamente tutta l’Europa, mediante una stretta collaborazione legislativa fra le singole Nazioni, deve unirsi per debellare questo atroce delitto”.



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22 ottobre 2013
CONFERENZA INTERNAZIONALE
 
Obatunde-mutilazioni
 
Insieme, possiamo eliminare le Mutilazioni dei genitali femminili in una generazione e aiutare milioni di ragazze e donne ad avere una vita più sana e completa

Fine delle mutilazioni
genitali femminili
in una sola generazione

di Babatunde Osotimehin

 

Per milioni di ragazze in tutto il mondo ancora incombe la minaccia delle mutilazioni dei loro genitali (Mgf), nonostante un mezzo secolo di sforzi per indurre l’abbandono di queste pratiche. Più di 125 milioni di ragazze e donne sono state mutilate in quasi 30 Paesi in Africa e in Medio Oriente. Si stima che circa 86 milioni di ragazze in tutto il mondo rischiano di essere sottoposte a una qualche forma di mutilazione entro il 2030 se continua il trend attuale.

La buona notizia è che possiamo invertire questa tendenza e ci sono segnali incoraggianti per farlo. I dati che abbiamo ad oggi mostrano che, dal 2008, quando è stato istituito il Programma congiunto Unfpa-Unicef sulle Mgf, sempre più comunità hanno abbandonato l’uso di queste pratiche. Nel solo 2012, ben 1.775 comunità di tutto il continente africano hanno dichiarato pubblicamente di voler porre fine a questa violenza. Perfino nei Paesi ad alta prevalenza, sembra sia cambiato l’atteggiamento verso le Mgf. In Egitto, per esempio, dove circa il 90 per cento delle ragazze e delle donne sono state mutilate, la percentuale di persone sposate – di età compresa tra i 15 e i 49 anni – che ritiene che le Mgf debbano smettere è più che raddoppiata, dal 13 per cento del 1995 al 28 per cento nel 2008.

Il Programma congiunto Unfpa-Unicef, basato sul rispetto dei diritti umani e con un approccio sensibile alle diverse culture, ha sostenuto gli sforzi nazionali e comunitari per porre fine alla pratica nei 15 Paesi in cui le Mgf sono più diffuse. Abbiamo introdotto un cambiamento sociale positivo rivolgendoci direttamente alla comunità, ai leader religiosi, alle donne, in particolare le più anziane, per far loro conoscere gli effetti nocivi delle Mgf. Ci siamo anche impegnati con chi opera le mutilazioni, per allontanarle/i da queste tradizioni dannose. Grazie alla collaborazione con i governi e le comunità, il Programma congiunto ha fatto passi significativi verso l’eliminazione delle Mgf. Oltre a rafforzare le strutture legali e politiche necessarie per eliminare la pratica, ha accelerato i cambiamenti nelle norme sociali e culturali.

In questo modo ha rafforzato la spinta per il cambiamento a livello mondiale, al punto che lo scorso anno l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato una Risoluzione per «intensificare gli sforzi globali per l’eliminazione delle mutilazioni genitali femminili.» L’adozione all’unanimità della Risoluzione è un segnale forte dell’impegno collettivo per porre fine alle Mgf. La Risoluzione, co-sponsorizzata da circa 150 Paesi, fra cui l’Italia, sottolinea il fatto che la pratica è una violazione dei diritti umani delle donne e delle ragazze e ammette che l’uso che ne viene fatto è per controllare la sessualità delle donne, arrecando loro grandi sofferenze. Fra le azioni intraprese, ci sono 40 Paesi in tutto il mondo che hanno adottato leggi per penalizzare la pratica: 24 Paesi africani e 12 dei 15 Paesi che fanno parte del Programma congiunto Unfpa-Unicef sulle Mgf sono in questo gruppo. L’Italia è stata una convinta sostenitrice del Programma, insieme ad altri Paesi europei, e ha fortemente contribuito al suo successo, sia con una parte delle risorse necessarie per rafforzare, sviluppare e potenziare i progetti esistenti per abbandonare le Mgf, sia giocando un ruolo fondamentale nel rafforzamento della legislazione e nel sostegno dei parlamentari africani nei loro sforzi per porre fine alla pratica.

A conferma di questo impegno collettivo, si apre oggi a Roma, la Conferenza internazionale sulle mutilazioni genitali femminili, organizzata da Unfpa, Unicef e Ministero degli Affari Esteri italiano.

L’obiettivo dell’incontro, al quale parteciperanno, ministri, dirigenti e rappresentanti della società civile, provenienti in particolare da Africa e Europa, è quello di consolidare l’impegno politico globale, dare forza e sostegno ad altre azioni nazionali e pianificare strategie specifiche per costruire un più ampio movimento di opinione che voglia far cessare le Mgf nell’arco della prossima generazione. Pur accogliendo con favore i successi finora ottenuti, i partecipanti alla Conferenza dovranno tuttavia discutere gli ostacoli che ancora devono essere superati per raggiungere il nostro obiettivo. Tra questi ci sono la necessità di maggiori risorse anche per poter raggiungere alcuni piccoli, ma determinati, gruppi che non vogliono cambiare queste pratiche. Chiediamo alla comunità globale di unirsi a noi nello sforzo essenziale per superare questi ostacoli e porre fine alle Mgf. Facciamolo, non solo perché sono pratiche dannose con effetti nocivi sulla salute riproduttiva e sessuale delle donne, ma anche perché si tratta di una grave violazione dei diritti umani fondamentali delle donne. Insieme, possiamo eliminare le Mfg in una generazione e aiutare milioni di ragazze e donne ad avere una vita più sana e completa.

Babatunde Osotimehin, Sottosegretario generale dell’Onu e Direttore esecutivo del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione, UNFPA




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POLITICA
19 giugno 2013
DAL PADRE DELLA LEGGE
           

FEMMINICIDIO, CONSOLO (FLI): BENE RATIFICA CONVENZIONE DI ISTANBUL, MAI PIU' VIOLENZA SULLE DONNE
 
"Accogliamo finalmente con viva soddisfazione la notizia della ratifica definitiva da parte del Parlamento italiano della Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle Donne. Una società civile e accogliente non può più permettersi di consentire la continuazione di questi delitti: una violemza su una Donna è violenza sull'intera Umanità" - è quanto dichiara oggi l'Avv. Giuseppe Consolo, Deputato uscente di FLI e padre della Legge italiana per la prevenzione e il divieto delle mutilazioni genitale femminili del 2006.
 
"Anche l'infibulazione e le pratiche ad essa collegate" - prosegue Consolo - "rientrano nelle violenze femminili, assai più gravi poiché perpetrate ai danni di bambine, spesso su richiesta o non opposizione delle famiglie. Queste non sono espressioni culturali diverse: sono tradizioni atroci da abolire e debellare con una seria e continua Campagna culturale, di assistenza e sensibilizzazione delle comunità di migranti, e colaborando con le Forze dell'Ordine e con le Autorità giudiziarie quando le vittime trovano finalmente il coraggio di denunciare l'avvenuto delitto".
 
"Domani" - conclude Consolo - celebrerermo la Giornata Mondiale del Rifugiato: che il nostro Paese e l'Europa inter continuino, come Governi e Parlamenti nazionali hanno fatto finora, a non abbassare neanche per un minuto la guardia su questi temi: la vera integrazione e la reale accoglienza passano sicuramente attraverso sicurezza, tutela e legalità".




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11 aprile 2013
SALUTE E MEDICINA

Corso sulle Mutilazioni genitali femminili a Genova

 
Corso sulle “Mutilazioni genitali femminili" a Genova

Genova - Domani,  dalle 8.30  alle 18, presso l’ Aula Magna del Gaslini, si terrà un corso sulle “mutilazioni genitali femminili” al fine di trasmettere le generali conoscenze del fenomeno e sviluppare abilità di approccio alle persone e della normativa vigente in Italia.

Il corso vuole contribuire alla prevenzione e alla eliminazione delle pratiche tradizionali nocive e delle mutilazioni genitali femminili, creando una cultura di approccio al fenomeno che metta in primo piano la tutela dei diritti e della salute delle donne e delle bambine, e dare gli strumenti, cognitivi e interpretativi, per un approccio adeguato al dialogo con la famiglia.

(www.primocanale.it)

 

 

 
 
 



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28 marzo 2013
DALLE REGIONI D'ITALIA

Marche: Solazzi, contro infibulazione, parte progetto 'Legami impropri'

(ASCA) - Ancona, 28 mar - ''La pratica delle mutilazioni genitali femminili e' molto diffusa nel mondo, soprattutto in Africa, ma a causa del fenomeno della migrazione si sta diffondendo anche nel nostro Paese, nella nostra societa', nei nostri territori. Il progetto Legami impropri, realizzato in collaborazione con il liceo artistico statale Mannucci di Fabriano, chiude la serie di eventi sui diritti delle donne promossi nel mese di marzo dall'Assemblea legislativa delle Marche in collaborazione con la Commissione regionale Pari opportunita'.

Si tratta di un'iniziativa intelligente che utilizza una forma espressiva, quella della mail art, che trovo molto efficace''. Lo ha sottolineato il presidente dell'Assemblea, Vittoriano Solazzi, nel corso della presentazione dell'iniziativa ad Ancona. E' ispirato alla risoluzione dell'Onu che nel 2012 ha messo al bando la pratica delle mutilazioni genitali il progetto ''Legami impropri'', una campagna di sensibilizzazione contro il fenomeno dell'infibulazione realizzata con il patrocinio del Consiglio regionale. ''Legami impropri'' fa parte di un piu' ampio progetto ''Pensare la forma, la forma per pensare'' che ha preso il via l'anno scorso e che ''intende fornire - ha spiegato il curatore e critico d'arte Claudio Baldassarri - suggestioni formali e sollecitare l'attenzione su temi etici per il tramite della mail art''.

Alla presentazione del progetto e' intervenuta anche Giulietta Breccia, Dirigente scolastico del liceo artistico Mannucci di Fabriano. Presente l'assessore del comune di Fabriano, Mario Paglialunga e in rappresentanza della Commissione regionale Pari Opportunita', Antonietta Masturzo che ha assicurato piena disponibilita' della Commissione regionale. Secondo i dati piu' aggiornati di fonte Oms (Organizzazione Mondiale della Sanita'), sono in tutto il mondo tra 100 e 140 milioni le bambine, ragazze e donne che hanno subito una forma di mutilazione genitale.

L'Africa - e' detto in una nota - e' il continente in cui il fenomeno e' piu' diffuso con 91,5 milioni di ragazze di eta' superiore a 9 anni vittime di questa pratica, e circa 3 milioni le altre vittime che ogni anno si aggiungono al totale. La pratica dell'infibulazione e' documentata e monitorata in 27 paesi africani e nelle Yemen. In altri Stati - India, Indonesia, Iraq, Malesia, Emirati Arabi Uniti e Istraele - l'Unicef ha la certezza che vi siano vittime della mutilazione genitale femminile, ma mancano indagini statistiche attendibili. Meno documentata e', invece, la situazione in America Latina e in altri paesi dell'Asia e Africa. Sono segnalati anche casi di mutilazioni dei genitali femminili in paesi occidentali, limitatamente ad alcune comunita' di migranti.

pg/red

ASCA





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8 marzo 2013
8 MARZO

GIUSEPPE CONSOLO: LE DONNE ABBIANO UNA VERA PROTEZIONE CONTRO LA VIOLENZA

"Oggi è la festa di tutte le Donne, ma soprattutto di quelle vittime di violenze nascoste, quotidiane e non denunciate per paura o per ostacoli sociali: che il prossimo Parlamento metta ai primi posti dell'agenda legislativa una legge efficace contro il femminicidio e la violenza di ogni genere" - è quanto dichiara oggi l'On. Giuseppe Consolo, padre della legge italaiana per la prevenzione e il divieto delle mutilazioni genitali femminili.

"Come accade dal 2006 per le mutilazioni genitali femminili, anno di entrata in vigore della legge che porta il mio nome" - conclude Consolo - "molto è stato fatto, ma moltissimo resta ancora da fare. certamente, al primo posto, una seria, costante e capillare battaglia culturale: è solo cambiando abitudini e mentalità che si può trovare il coraggio della denuncia e porre fine alla violenza".




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19 febbraio 2013
DALL'UNICEF

Mutilazioni genitali femminili. Unicef: "Sono in calo ma servono investimenti per debellarle"

Il numero delle donne vittima di questa pratica sta diminuendo, anche grazie alle trasformazioni culturali che stanno attraversando alcuni dei Paesi più colpiti come il Kenya e l'Egitto. Ora si attendono sforzi ulteriori da parte dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. 

Diminuisce il numero di ragazze vittima di mutilazioni genitali. In particolare da quando è stato avviato – nel 2008 – il programma congiunto Unfpa-Unicef circa 10mila comunità in 15 Stati, equivalenti a quasi 8 milioni di persone, hanno posto fine alla pratica. Nei 29 paesi dell'Africa e del Medio Oriente in cui la procedura è maggiormente concentrata, in media il 36% delle ragazze tra i 15 e i 19 anni ha subito mutilazione rispetto ad una stima del 53% circa fra le donne di età compresa tra i 45 e i 49 anni. E l’anno scorso un totale di 1.775 comunità in tutta l’Africa ha dichiarato pubblicamente l’impegno a porre fine alle mutilazioni. Un calo rilevante del fenomeno si è registrato soprattutto in Kenya: fra le donne di età compresa tra i 45 e i 49 anni la probabilità di avere subito una mutilazione è tre volte più alta rispetto alle ragazze tra i 15 e i 19 anni.

Le trasformazioni culturali stanno contribuendo in maniera decisiva ad alimentare una radicale inversione di tendenza, come dimostrano i riscontri effettuati in Egitto, dove la percentuale di donne tra i 15 e 49 anni che ritengono che le mutilazioni dovrebbero cessare è raddoppiata tra il 1995 e il 2008, passando dal 13% al 28%. Secondo Anthony Lake, direttore dell’Unicef, questi dati dimostrano “che è possibile porre fine alle mutilazioni e aiutare milioni di ragazze a condurre una vita più sana”. Altro aspetto fondamentale è il lavoro con i governi e la società civile e in particolare “se la volontà politica espressa da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite – sottolinea Babatunde Osotimehin, direttore generale dell’Unfpa – si tradurranno in investimenti allora le mutilazioni genitali femminili potranno davvero diventare soltanto un ricordo”. 

(www.quotidianosanita.it
)

 




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6 febbraio 2013
Unione Europea

UE: rinnovato impegno contro mutilazioni genitali femminili

Aumentare consapevolezza su conseguenze e sostenere vittime

(ANSA) - BRUXELLES, 6 FEB - Nel giorno della ''tolleranza zero alle mutilazioni genitali femminili'' l'Ue rinnova il suo impegno a ''sensibilizzare l'opinione pubblica mondiale'' e ''a sradicare questa pratica che viola i diritti delle donne e la loro integrita' fisica e mentale''. E' il contenuto di una dichiarazione congiunta sottoscritta da numerosi commissari, tra questi anche i vicepresidenti Catherine Ashton, Viviane Reding e Andris Piebalgs.

La ''priorita''' si legge nel documento e' la ''prevenzione'', e per questo c'e' la necessita' ''di integrare le legislazioni nazionali che proibiscono la pratica, aumentando la consapevolezza sulle terribili conseguenze delle mutilazioni genitali femminili sulla salute psico-fisica di donne e ragazze'' e ''fornendo servizi di sostegno alle vittime''. A questo scopo - si evidenzia nella nota - ''l'Ue sta adottando azioni in casa e fuori dall'Ue''. (ANSA).




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6 febbraio 2013
OGGI GIORNATA MONDIALE CONTRO LE MUTILAZIONI GENITALI FEMMINILI

Mutilazioni genitali: da Roma appello 70 paesi

Terzi: 'basta pratica disumana'. Al mondo 140 mlilioni di bimbe vittime

Mutilazioni genitali: da Roma appello 70 paesi

Dare nuovo slancio alla lotta contro le mutilazioni genitali femminili, per metterle al bando in tutto il mondo il prima possibile. E' l'obiettivo che l'Italia si è posta promuovendo alla Farnesina una due giorni di confronto fra 70 paesi sulle politiche di contrasto ad una pratica di cui sono vittime 140 milioni di bambine, soprattutto in Africa ma che colpisce anche l'Europa e l'Italia. All'evento, organizzato dalla ong 'Non c'é pace senza giustizià, hanno partecipato delegati da tanti paesi africani, attivisti ed esponenti dalla società civile e si è aperto con un minuto di silenzio proposto dal sottosegretario agli Esteri Marta Dassù "contro le vittime di questa violenza".

Si è partiti dall'importante successo ottenuto lo scorso dicembre all'Onu, che ha adottato una risoluzione - co-sponsorizzata dall'Italia - per mettere al bando le mutilazioni genitali. Adesso, si tratta di dare completa attuazione a questo documento, per vincere una battaglia che va avanti da 28 anni, ha ricordato il ministro degli Esteri Giulio Terzi, avvertendo: "non devono passarne altri 28 per estirpare questa pratica dalla faccia della terra". Dal ministro del Lavoro Elsa Fornero alla first lady del Burkina Faso Chantal Compaoré, dal sottosegretario Dassù alla vicepresidente del Senato Emma Bonino, l'appello è stato unanime: continuare a mantenere alto l'impegno a livello internazionale su questo fronte. La Fornero, in particolare, ha auspicato "nuovi percorsi che possano accompagnare le donne e le famiglie, anche in Italia, verso l'abbandono di queste pratiche attraverso un sostegno attivo, sia diretto, con il ricorso a servizi competenti, sia indiretto, con la circolazione di informazioni e con l'attività di sensibilizzazione".

La strada è "irta di ostacoli" ma i risultati finora sono stati "incoraggianti", ha sottolineato Terzi, perché si allarga il fronte dei paesi che abbandonano le mutilazioni genitali: ben 9775 comunità di 15 paesi nel 2012, grazie al programma Unfpa/Unicef finanziato anche dall'Italia, che sta vagliando un nuovo contributo da 1,5 milioni per il 2013. La pratica è però ancora molto diffusa e quindi bisogna accelerare, hanno convenuto i partecipanti all'evento, che nel documento finale si impegnano a: fare conoscere la risoluzione e assicurarne l'effettiva applicazione; implementare e rafforzare le misure politiche e legislative sulla materia a livello nazionale, regionale e internazionale; consolidare e accrescere la cooperazione regionale e internazionale per rispondere più efficacemente al persistere della pratica. Il prossimo appuntamento sarà il prossimo marzo, a New York, con la riunione della Commissione Onu sulla condizione della donna, che avrà come tema l'eliminazione e la prevenzione di tutte le forme di violenza contro donne e bambine. In quella sede l'Italia organizzerà, come l'anno scorso, un'iniziativa di sensibilizzazione sulle mutilazioni genitali.




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Una società nasce dall’unione di individui che stabiliscono leggi e norme per governare se stessi in relazione agli altri ed ottenere da questi rapporti vantaggi e benefici che non otterrebbero individualmente.
Le Leggi, per loro natura intrinseca, devono seguire il corso dell’evoluzione umana per salvaguardare il diritto di ogni individuo di esercitare i propri diritti all’interno del proprio gruppo sociale.
La legge 7/2006 rappresenta nel panorama normativo italiano ed internazionale un mezzo di difesa e prevenzione.
L’ordinamento giuridico italiano si è dotato di uno strumento non solo repressivo, ma necessario e utile per creare una nuova cutura di diritti, un nuovo modo di entrare nella comunità.
Affinché nel nostro Paese nessuno debba mai più pagare un prezzo per la propria esistenza.


Federica Mancinelli

(Tutti i testi - salvo altra indicazione - sono tratti da "LA LEGGE CONSOLO PER LA PREVENZIONE E IL DIVIETO DELLE PRATICHE DI MUTILAZIONE GENITALE FEMMINILE", Federica Mancinelli, Giugno 2006)




IL CANNOCCHIALE